“Wölfelìn” di Angelo Caimi

Era quasi l’alba e la fortezza cominciava a riprendere vita. Friderich si svegliò in un attimo, come gli capitava da sempre, rendendosi conto che era stato il latrato di uno dei mastini di Gotwin a strapparlo dal sonno. Gli altri rumori arrivavano più soffusi e la luce che filtrava dalla stretta finestra era ancora indistinta. Per un istante, i suoi occhi grigio-azzurri misero a fuoco le travi di legno scuro del soffitto: realtà che si fondevano con gli ultimi brandelli del sogno che continuavano a rimanergli attaccati alla mente.

Ottanta anni dopo la sconfitta dell’imperatore Barbarossa a Legnano, hanno inizio le vicende di Stephan, giovane del Seprio, discendente di un’onorata tradizione di uomini d’arme.
Già segnato dalla morte prematura del padre, il protagonista è presto costretto ad affrontare da solo una realtà ostile. Recatosi a Milano, l’allora potente Mediolano, si ritrova infatti a ostacolare lo strapotere del Magister Inquisitionis Raynerio de Placentia, suscitandone le ire, ed è ridotto alla fuga. Attraversa quindi i territori ignoti di Lombardia e Piemonte col respiro della macchina secolare sul collo, finché non trova l’appoggio di una masnada di mercenari tedeschi, della quale entra a far parte. La realtà in cui si muove è in fermento: aristocrazia vecchia e nuova si contendono l’egemonia sui territori, i comuni lottano tra loro per il potere e il prestigio; la Chiesa, rimosso con la morte dell’imperatore Federico II l’ultimo ostacolo, è alla ricerca di un dominio che sia insieme politico e religioso. In questo spaccato storico il protagonista vive il suo personale percorso di crescita, attivo artefice del suo destino.


Per approfondire

Serafino Grassi. Storia della città di Asti

Un grazie a Tanja, autore dell’articolo.

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