“Vendetta al palazzo di giada” di Dale Furutani

Giappone, ottavo anno dell’era Keicho ( 1603). “Che cosa dovrei tagliare?” Il samurai ubriaco si reggeva in piedi a malapena. Dondolava come se la pedana sotto di lui fosse il ponte di una nave anzichè il pavimento di una casa da tè lungo la strada. Sfoderò la sua katana, la spada lunga, e la brandì come la bacchetta di un negromante, descrivendo nell’aria cerchi vaghi, in attesa della divina ispirazione.

Inizi del ‘600. In un Giappone uscito dalla guerra che ha visto opporsi le fazioni fedeli ai clan Toyotomi e Ishida e le forze fedeli a Tokugawa Ieyasu, nuovo signore incontrastato del Giappone, si svolgono le vicende del libro che vedono come protagonista Matsuyama Kaze.
Kaze è un samurai che, pur avendo perso tutto durante la guerra civile,  non dimentica la  missione che si è dato: ritrovare la figlia rapita dei propri signori e liberarla. Per farlo Kaze dovrà percorrere la strada Tokaido che collega Edo, la nuova capitale di Tokugawa, a Kyoto, l’antica capitale imperiale. Durante il viaggio l’incontro con il mercante Hishigawa, la cui scorta viene massacrata da un gruppo di banditi. Rimasti gli unici sopravvissuti, Kaze accetta di condurre il mercante alla propria dimora, il Palazzo di Giada. Il libro durerà il tempo di questo tragitto, con i ricordi del passato di Kaze e del Giappone prima che diventasse dominio di Tokugawa. Ma Kaze scoprirà anche che Hishigawa e il Palazzo di Giada nascondono misteri e un passato che reclama vendetta.


Per approfondire

Roberto Granati. Storia dei samurai e del bujutsu

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