“Sangue giudeo” di Luca Filippi

Roma, 26 febbraio, Anno Domini 1500

Una macchia scarlatta sull’arenaria del fiume. A ogni passo prendeva contorni, definendosi nella luce incerta dell’alba. Un mantello rosso avvolgeva il corpo di una donna. Era il cadavere di una giudea. Tiberio di Castro fu assalito da un brivido. Non era il freddo che lo faceva fremere. Nonostante la giovane età, aveva sviluppato un’insolita familiarità con la morte, con i suoi colori e il suo odore penetrante e dolciastro. Aveva visto come il corpo degli uomini può d’un tratto corrompersi. Aveva osservato le lesioni prodotte da armi diverse e letali. La scena che gli si parava di fronte, tuttavia, lo rimestò nel profondo.

Cesare Borgia, reduce dalle vittoriose campagne nel Nord Italia, fa il suo ingresso trionfale nella Città eterna. Lo stesso giorno, una fanciulla ebrea viene trovata morta sulle rive del Tevere. Il Valentino teme che il terrore dilaghi tra i giudei inducendoli ad abbandonare Roma. E gli ebrei servono: con le loro tasse devono finanziare le nuove guerre dei Borgia. Il figlio del papa incarica un giovane medico, lo speziale Tiberio di Castro, di indagare per trovare al più presto il colpevole dell’efferato delitto.  Per sciogliere l’enigma, Tiberio si rivolge a Caterina Sforza, donna affascinante ed eccellente alchimista, allora prigioniera dei Borgia nella Torre del Belvedere. Caterina Sforza metterà la sua sapienza al servizio dello speziale, ma in cambio chiederà di essere aiutata nel suo piano di fuga.


Per approfondire

Antonio Spinosa. La saga dei Borgia: delitti e sanità

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