“Odore di chiuso” di Marco Malvaldi

L’aspetto della collina di San Carlo dipende principalmente dall’ora della giornata. Di mattina, il sole si alza alle spalle del colle; e poichè il castello è stato costruito un pò sotto la sommità, i suoi raggi diretti non arrivano a penetrare nelle finestre delle camere dove riposano il settimo barone di Roccapendente, i suoi familiari e i suoi ( solitamente molti) ospiti, che così possono tranquillamente dormire fino a tardi.

La famiglia Bonaiuti, esponenti della nobiltà maremmana, è in attesa di un ospite illustre, Pellegrino Artusi, autore alcuni anni prima di un già celebre trattato sulla cucina italiana.
Sin dalle prime pagine l’autore ci consegna dei caratteri ben delineati, dal barone Romualdo, signore del castello di Roccapendente, ai suoi figli, lo scapestrato Lapo, Gaddo che ambisce a raggiungere le vette poetiche del sommo Carducci e Cecilia, la figlia più talentuosa ma costretta dalle rigide regole della famiglia patriarcale a tenere un profilo basso. E poi il fotografo Ciceri, anche lui convenuto alla tenuta ospite del barone, la nonna Speranza, baronessa ormai costretta su una sedia a rotelle. Le vicende del libro hanno un’impennata dopo il ritrovamento del cadavere del maggiordomo Teodoro. Numerosi e lievi i richiami alla recente unità d’Italia, all’ancora distinzione tra appartenenti a una nobilità decadente e la borghesia del commercio, alla Maremma e ai suoi cibi. E’ un piccolo ma godibile libro, che ha come struttura portante il giallo classico ma che in alcuni passaggi è molto abile nel trasferire alcuni aspetti dell’Italia da poco unificata.


Per approfondire

Pellegrino Artusi. La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene

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