“Milone, più forte di un dio” di Giovanni Gigliotti

Antigone emise un altissimo urlo di dolore che allarmò tutta la casa. Il parto era imminente. Tutti erano preoccupati poiché era una donna dolce e buona che non abusava mai del suo rango tormentando il prossimo con stupidi capricci. Suo marito Diotimo apparteneva alla più antica nobiltà di Crotone ed era ugualmente apprezzato tanto dai potenti quanto dalla gente comune, ma in quel momento era lontano. Prima della partenza aveva stabilito il nome del bambino e affidato il compito di assistere sua moglie a Callifonte, il miglior medico di Crotone e forse di tutto il mondo di allora.

Giovanni, c’è una frase di Jean Leon Jaures che dice “Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri”. Quali fuochi ci restituisce il tuo romanzo e quale passato?

La parola “fuoco” torna spesso nel mio romanzo, quasi sempre per esprimere l’ardore che ho immaginato Milone avesse nelle fasi cruciali della sua carriera e della sua vita. La storia riguarda da vicino l’atletismo, un aspetto del mondo antico che è quasi sempre taciuto nella narrativa storica nonostante abbia avuto un peso enorme nella cultura greca: gli agoni panellenici erano appuntamenti seguiti quanto le maggiori manifestazioni calcistiche odierne, e le Olimpiadi, in particolare, erano così importanti che durante il loro svolgimento era vietata qualsiasi azione bellica pena ritorsioni gravissime. Si immagini quindi il prestigio di cui godette un campione in grado di vincere ben sei diverse edizioni dei Giochi Olimpici, peraltro nella lotta, una delle discipline più seguite. Sullo sfondo le principali vicende di quella che non a caso in quel periodo fu definita la “Grande Grecia”, una terra avanzata nelle arti e nella scienza ben oltre la madrepatria dell’epoca.

Pierre Paul Puget via Wikimedia Commons

Hai la possibilità di invitare al tuo tavolo uno dei personaggi storici, realmente vissuti, che incontriamo nel tuo romanzo: chi è che ti farà compagnia e perché?

Senza dubbio Pitagora, una figura che da secoli affascina l’umanità per il suo ruolo nella genesi del pensiero antico. Fu un innovatore illuminato che tramutò in pochi anni Crotone in una potenza di primo piano capace di sconfiggere la favolosa Sibari. Amo le personalità eclettiche, e lui fu un pensatore, un commerciante e tante altre cose prima che un grande statista. Gli chiederei quali soluzioni adotterebbe per i tanti problemi che affliggono il mondo di oggi, e sono certo che saprebbe intavolare in merito ragionamenti articolati, efficaci e convincenti, naturalmente partendo dai numeri. Nel romanzo dialoga molto con gli altri personaggi, e ha sempre idee, consigli e osservazioni originali, tranne quando ha a che fare con la religione, occasioni in cui il suo acuto intelletto è inutile. Mi dispiacerebbe soltanto di non poter brindare assieme a lui con una coppa dell’ottimo vino di Crimissa, l’odierna Cirò, giacché era notoriamente astemio.

Raphael [Public domain], via Wikimedia Commons

Spesso di storie del passato rimane a noi una statua, un quadro, un reperto: quale traccia del passato che hai raccontato nel tuo romanzo consiglieresti di vedere? 

L’ultima colonna residua del grande tempio di Hera Lacinia che è nei pressi di Crotone, in quello che oggi si chiama appunto Capo Colonna. Immerso in un bosco sacro lussureggiante, situato in una zona panoramica sul mare, l’edifico, fra i più imponenti e pregevoli del mondo antico, fu spettatore di importanti vicende della storia: sul finire del V secolo a.C. fu sede della Lega Italiota, l’unione fra le principali potenze magnogreche schierate contro la minaccia portata da Dionigi di Siracusa; al suo interno furono conservate delle tavole contenenti la versione di Annibale sulla sua impresa in Italia, documento perduto che avrebbe potuto darci preziosi ulteriori ragguagli su uno dei conflitti più notevoli dell’umanità. Il pensiero che Milone, da bambino, potrebbe aver posato una mano su quella colonna guardando verso la Grecia, fantasticando su quanti oleastri olimpici avrebbe vinto, è uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere questo libro.

Una canzone che consigli per ascoltare il tuo romanzo

Now we are free di Hans Zimmer e Lisa Gerrard (Da “Il Gladiatore”)

la cima della montagna non è un posto per gli uomini, ma per gli dei, creature gelose del successo dei loro stessi figli. Ti aiutano finché gli servi, poi ti abbandonano, è sempre stato così

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