“Lettera dalla fine del mondo” di Josè Manuel Fajardo

Villa de la Navidad, venerdì giorno quattro del mese di gennaio. Ieri sono partite le navi. La scialuppa dell’Ammiraglio è stata l’ultima a lasciare la spiaggia, allo spuntar del sole, e non era ancora trascorso il tempo di tre clessidre che le due caravelle hanno spiegato le vele cominciando ad allontanarsi. Mi sembra ancora di vederle ancorate nella baia, a meno di un braccio dalla catasta di legnami che abbiamo recuperato dal naufragio della Santa Maria.

1493. L’ammiraglio Cristoforo Colombo lascia sull’isola di Hispaniola una parte del suo equipaggio. Gli uomini rimasti avranno il compito di esplorare, colonizzare e cristianizzare la nuova terra. In un mondo dove la straordinaria natura è intatta e vive in simbiosi con i nativi, si diffonderà il cancro degli uomini bianchi. Pagine di violenza, di intolleranza e sete di conquista, che il protagonista, Domingo Perez, racconterà al fratello attraverso il suo diario e che permetterà al lettore di immergersi in uno degli affreschi più amari ma forse veritieri mai fatti sulla conquista del Nuovo Mondo.


Per approfondire

Tzvetan Todorov. La conquista dell’America

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