“L’albero dei giannizzeri” di Jason Goodwin

Yashim si scacciò un granello di polvere dal polsino.
“Un’altra cosa, marchesa, ” mormorò.
Lei lo guardò serafica.
“I documenti”
La marchesa di Merteuil scoppiò in una risatina.
“Flute, monsieur Yashim, depravazione non è una parola riconosciuta dall’Academie”

Una concubina del sultano Mahmut II viene trovata morta, strangolata. Quando glielo riferiscono il sultano chiede di convocare Yashim.
Yashim, l’eunuco, si ritrova davanti al serraschiere, comandante della Nuova guardia, l’esercito ottomano che dieci anni prima ha sostituito il corpo d’elite dei giannizzeri, per secoli i soldati più temuti e odiati in Europa e in Oriente ma anche, come scopriremo leggendo il libro, nella propria patria.
Il romanzo, attraverso le indagini di Yashim, riporta alla luce le imprese e la decadenza di questo corpo d’armata, e contemporaneamente ci fa conoscere la Istanbul di fine ‘800. Una Istanbul islamica che sente sempre di più l’influenza dell’Occidente, delle sue mode, della sua diversità.


Per approfondire

S. Faroqhi. L’Impero ottomano

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