“La taverna di Crisa” di Paolo Malagrinò

“Terra, terra; laggiù c’è la terra”. Il grido, possente e disperato ad un tempo, venne nettamente udito da coloro che erano sulla nave: marinai, mercanti, viaggiatori non meglio definibili, ed anche dal vecchio Leonida che non esultò più di tanto; qualche istante dopo il fragore del tuono per un lungo attimo sovrastò la voce del marinaio. La nave era in piena tempesta: si era sul finire della notte prossima ormai ad albeggiare ma il buio si manteneva saldamente nero e minaccioso;

Il dominio di Roma è giunto fino all’estremità della penisola. Taranto, la più importante città della Magna Grecia, è caduta alcuni anni prima. Taras sconfitta ma anche piegata al volere dei vincitori, perchè i vincitori portano sicurezza, per gli uomini, per i commerci. Solo Leonida non ha dimenticato le proprie origini e per non dimenticare si rifugia in quello che sembra essere l’ultimo baluardo delle tradizioni patrie, la colonia greca intorno al Tempio di Hera Lacinia. Almeno fino all’arrivo di un piccolo manipolo di soldati romani, capeggiati dal centurione Rufo. Sarà nella taverna di Crisa che i personaggi del libro saranno protagonisti involontari e inconsapevoli di un momento storicamente significativo: il passaggio dal mondo greco al mondo romano.


Per approfondire

Lorenzo Braccesi. La Magna Grecia

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