“La scomparsa del fuoco greco” di C.J. Sansom

Quella mattina avevo lasciato la mia dimora di Chancery Lane presto per recarmi alla Guildhall, il Palazzo delle corporazioni, dove dovevo discutere un caso in cui rappresentavo il consiglio comunale. Sebbene su di me incombesse il pensiero della tragica questione di cui avrei dovuto occuparmi al ritorno, mi godetti almeno un po’ la frescura delle prime luci del giorno, mentre cavalcavo lungo una Fleet Street assai tranquilla

Estate del 1540 a Londra: l’avvocato gobbo Matthew Shardlake ha l’arduo compito di difendere Elizabeth, una ragazzina adottata in casa dal ricco zio, accusata di aver ucciso il cugino dodicenne, buttandolo nel pozzo. La ragazza si rifiuta di parlare e la condanna sembra essere già scritta, quando interviene Lord Thomas Cromwell che concede una sospensione del processo per circa una settimana.
Naturalmente esige in cambio i servigi dell’astuto avvocato gobbo per una questione della massima riservatezza: l’uccisione di due alchimisti che lavoravano al misterioso fuoco greco, che dovevano presentarlo al re Enrico VIII da lì a pochi giorni.
L’indagine di Shardlake ci porta, attraverso una tesissima corsa contro il tempo, in una Londra dalle mille cupe sfaccettature: saloni aristocratici, luridi bordelli e bassifondi, sudice strade e case dall’aspetto ambiguo che celano segreti inenarrabili.

Un grazie a Shardan, autore dell’articolo


 

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