“La porta sulle tenebre” di Massimo Pietroselli

6 febbraio 1875, sabato

La Corsa dei Moccoletti chiudeva il Carnevale romano. La sera del Martedì Grasso, per le strade e i vicoli zeppi di gente, ognuno, reggendo una candela o un lumino, cercava di spegnere quelli altrui con un soffio, un ventaglio, un mantice, persino uno sputo, in un groviglio di corpi e urla, di scarti acrobatici e gomitate.

Roma, 1875. Roma è da pochi anni parte dell’Italia unita, ma la sospirata unità d’Italia sembra aver unito il peggio della vecchia corruzione papalina con il peggio della burocrazia sabauda.
Scandali bancari ed edilizi, misteri sempre più fitti via via che si ascende tra le più alte cariche istituzionali minacciano la giovane nazione. E Roma, da poco capitale del nuovo Regno d’Italia, è ancora una cittadina buia, sporca, violenta, piena di sacche di miseria e di arretratezza. In questo affresco soffocante e greve, tre misteriosi e feroci delitti la scuotono: l’editore Raffaele Sonzogno, proprietario del giornale “La Capitale” viene massacrato a coltellate. Sei mesi dopo, la Confraternita della Morte Desolata rinviene nel Tevere un ragazzo ucciso e marchiato. Contemporaneamente sparisce il giornalista Guido Tremolaterra. C’è molto da fare per l’ispettore di Pubblica Sicurezza Corrado Archibugi, giovane funzionario piemontese per cui il cupo mondo romano è davvero una “terra di frontiera”; e per il suo collega Onorato Quadraccia, ex sbirro papalino, cinico e violento, ma con una sua sensibilità tutta da scoprire.


Per approfondire

G. Fasanella e A. Grippo. Intrighi d’Italia

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