“La lancia e la croce” di Michele Porcaro

Le strade di Anxanum, mentre il sole tramontava alle spalle delle colline, cominciarono ad imbrunirsi e a rabbuiarsi. Al di là del Foro, dove le viuzzole della città diventavano sempre più strette, le insulae, i palazzi e le case erano scarsamente illuminate da poche fiaccole e da qualche lucerna, sulle quali delle piccole e flebili lingue di fuoco ardevano timidamente, riuscendo a malapena a irradiare la via.

Il tuo libro è una macchina del tempo, in quale passato ci stai per trasportare?

Il mio romanzo catapulterà il lettore nell’età del fiorente Impero Romano, durante il principato di Tiberio, successore di Ottaviano Augusto. I Romani cominciano a realizzare in questo periodo che la Repubblica, quella conformazione statale tanto difesa dagli Scipioni e da Cicerone, si sta trasformando in un principato, al vertice del quale il dinasta è visto come un “primus inter pares”. L’anno è il 30 d.C., data di certo non casuale ai fini della trama, che racconterà l’intrepida avventura del centurione Quintus Cassius Longinus. Il lettore sarà pronto ad affrontare un viaggio che comincerà ad Anxanum, nel cuore dell’Aprutium (oggi Lanciano, provincia di Chieti) e si concluderà a Roma, in quel di Ponte Milvio, passando per il Sannio Caudino, le lastricate strade della Via Appia e il Porto di Brindisi.

By Zitumassin (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons

Con il tuo libro dove ci porterai: in quale comunità, territorio o città?

Pur essendo ambientato in epoca imperiale, le vicende narrate in “La lancia e la croce” si svolgono in Giudea, una delle province più remote del dominato romano. La popolazione locale ha usanze esotiche e atipiche, di gran lunga diverse da quelle del dominatore romano, che perciò vedono come un feroce nemico da scacciare al più presto. I Giudei infatti sperano da secoli nella venuta del “Melekh HaMashiah”, un re benedetto da Dio che possa scacciare gli invasori e ricostruire il tanto compianto regno d’Israele. Proprio per rivendicare la propria indipendenza, a Gerusalemme nascono diversi movimenti sediziosi, comunemente detti “Zeloti” (anche se i veri e propri Zeloti saranno i protagonisti della guerra giudaica contro Vespasiano e Tito) che si ribellano al governatore Pilato. Il protagonista, il centurione Longinus, teme che tra i capi di questi ribelli ci sia anche Yeshua Bar Yosef, quel predicatore che la storia ricorderà come Gesù di Nazareth..

C’è una frase di Jean Leon Jaures che dice “Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri”. Quali fuochi ci restituisce il tuo romanzo e quale passato?

Molte volte ci dimentichiamo di essere eredi di una meravigliosa cultura, quella greco-romana, che è intervenuta in ogni campo dello scibile umano offrendo preziosi e inestimabili contributi. Ma noi, e questo periodo di forte secolarizzazione tende a farcelo dimenticare, siamo anche successori di quella linea di pensiero strettamente dipendente, per motivi religiosi e culturali, alla cultura giudaico-cristiana. Nel corso degli eventi storici, queste due civiltà si fusero, in un incontro-scontro di cui risentì soprattutto il Medioevo. Obiettivo di questo romanzo è dunque risalire e raccontare il primo contatto tra il mondo pagano e quello cristiano: il primo rappresentato dai personaggi di Pontius Pilatus e di Longinus; l’altro incarnato dalla persona (storica, non spirituale!) di Yeshua Bar Yosef. Il mio obiettivo, come dico sempre, è quello di raccontare la Storia raccontando una storia.

Una canzone che consigli per ascoltare il tuo romanzo

Il testamento di Tito di Fabrizio De Andrè

Quando ero giovane avevo la libertà, ma non la vedevo. Avevo il tempo, ma non lo sapevo. E avevo l’amore, ma non lo provavo. Ci sono voluti anni per capire il significato di tutti e tre. E ora, al tramonto della mia vita, questa comprensione si è mutata in appagamento

Potrete approfondire la conoscenza di Michele su Facebook 

COMMENTA

Please enter your comment!
Please enter your name here