“La dinastia del Drago. I visconti di Milano” di Valeriana Maspero

«Capitano!» La vedetta, un giovane smilzo cui andava larga la l’imbottitura sotto l’usbergo, s’era rivolto indietro verso il capo milizia. «Nemico in vista signore». E dopo aver parlato aveva subito accostato il corno alla bocca. «Fermo Lucherino, uccello del malaugurio!» Il capitano era un individuo basso, tutto muscoli, tozzo e compatto, dai modi bruschi e sbrigativi con i soldati: «Non suonare. Li ho sentiti anch’io gli zoccoli dei cavalli e ora vedo pure muoversi i cespugli più alti sull’altro lato del fiume». Poi si volse al militare che gli cavalcava a fianco: «Al diavolo, chi se li aspettava qui adesso? Che facciamo, Baldo?»

Valeriana, il tuo libro è una macchina del tempo, in quale passato ci stai per trasportare?

Milano era la città più grande e importante della pianura. Milano era forte in pace e in guerra. Milano era ricca e piena di meraviglie. Milano attraeva irresistibilmente la famiglia della rocca del drago. La città nel Trecento contava circa duecentomila abitanti, era una delle più ricche e popolate d’Europa. Nella sua poderosa cinta muraria, ricostruita dopo la distruzione del Barbarossa, si aprivano le sei grandi porte – la Comacina dei Fustagnari, la Ferrea degli armaioli, l’Orientale della pescheria, la Romana, la Ticinese verso Pavia, la Vercellina a sud – e le numerose pusterle di servizio da cui ogni giorno entravano i prodotti delle campagne e uscivano le merci da vendere fuori. Dalle porte partivano verso l’interno le strade principali, quelle lastricate, che conducevano al centro, la piazza del Comune, dove sorgeva il brolo, sede delle magistrature cittadine, contornato dai palazzi dei Visconti e da quelli della Credenza, dei Paratici e della Motta…

Hai la possibilità di invitare al tuo tavolo uno dei personaggi storici, realmente vissuti, che incontriamo nel tuo romanzo: chi è che ti farà compagnia e perché?

Matteo Visconti, protagonista di questo primo volume, è stato l’artefice della fortuna della dinastia, il capo della biscia. Personaggio potente, inquietante, affettuoso e duro, realista e fatalista , mite e sanguinario insieme. Mi intrigava capire la sua psicologia, così lontana dalla mia. Mi ha spiegato: «… anche il più povero e mite degli uomini non cerca di difendere il suo campo, il negozio, la sua casa? Lo fa per sé e per i propri figli. Così sono anch’io. Noi potenti non siamo diversi da voi. Solo la consistenza di quanto dobbiamo difendere lo è. Non una casa, un campo, un’impresa, ma una città o uno stato. Il mugnaio sa macinare il grano, il contadino arare la terra, il fabbro ferrare i cavalli, il soldato sa uccidere, il prete dire la messa e noi sappiamo governare. Sono i nostri destini, stabiliti dalle stelle quando nasciamo.»

Wikipedia. Matteo I Visconti

Trasformati in una guida turistica e promuovi i territori attraversati dalla tua storia: perché dovrebbero essere visitati oggi e quali sono gli elementi ancora riconoscibili nella storia che hai raccontato?

La rocca di Angera, superba sopra il lago Maggiore, domina ancora, austera e severa, la regione da est all’ovest. Fortezza imprendibile, nel suo antico toponimo – Anguis glera – è rimasto il segno del drago della roccia, e negli affreschi della sala di giustizia quello della fede dei Visconti nell’ astrologia.
A Milano, la basilica di Sant’Eustorgio è ricolma di segni viscontei: i più celebri nella cappella che ospita i loro sarcofaghi marmorei, il più segreto la sepoltura del grande Matteo, ancora occultata. Le sue ossa si trovano murate dietro il bassorilievo che lo ritrae, infisso sulla parete esterna della cappella: lì i figli le posero per evitare che il cadavere fosse disseppellito e bruciato sul rogo com’era costume fare con gli scomunicati per eresia.
In centro, l’antica piazza dei Mercanti accanto al duomo conserva ancora oggi i molti segni della presenza del drago a quattro spire.

Una canzone che consigli per ascoltare il tuo romanzo

Il signore di Baux di Angelo Branduardi

Guardati sempre dagli estremismi, dai santi fanatici e dai politici macellai, dai puri senza compassione come dai malvagi che godono della loro crudeltà, e mantieni sempre la moderazione in ogni evento della vita

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