“La compagnia della Morte” di Franco Forte

A.D. 1176
Campagne di Legnano
Il rombo che si propagò nel suolo era spaventoso, pareva l’annuncio di un terremoto di immani proporzioni che avrebbe raso al suolo qualsiasi edificio in tutta la Padania.
Ma Rossano da Brescia sapeva che non si trattava di un fenomeno naturale. Quella che si stava scatenando contro di loro non era la forza imperiosa della natura, bensì la rabbia furibonda di centinaia di cavalli lanciati al galoppo, che dissodavano il terreno con gli zoccoli ferrati.

A Milano si radudano i vertici della Lega Lombada e il cardinale Accorsi, ambasciatore di papa Alessandro III. La decisione è presa: combattere l’Imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, e ristabilire l’autonomia dei comuni del Nord Italia.
A guidare l’esercito sarà Alberto da Giussano, comandante della famigerata e temuta Compagnia della Morte. A rallentare la marcia dell’imperatore Alessandria, la nuova città fortezza creata anni prima per questo scopo. Rossano da Brescia, capitano di ventura e protagonista del romanzo,  comanda i pochi e inizialmente flaccidi soldati della città.
L’esercito del Barbarossa è formato da migliaia di fanti, di cavalieri, di balestrieri e ha tra le sue fila un uomo, Rainaldo di Darmstadt, perverso ma intelligente, che può mettere a rischio i piani dei lombardi. Uno scontro epico che segnò per sempre i rapporti tra territorio italico, papato e l’Impero guidato dagli Svevi.


Per approfondire

Paolo Grillo. Le guerre del Barbarossa: i comuni contro l’imperatore

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