Intervista – Valeria Montaldi

Valeria Montaldi, giornalista, da alcuni anni è una delle più brave e lette autrici di romanzi storici d’Italia. Tra le sue opere, in ordine cronologico, Il Mercante di Lana, Il Signore del Falco, il Monaco Inglese, e per ultimo il Manoscritto dell’Imperatore.

Ci può raccontare cosa l’ha portata a scrivere i quattro romanzi finora usciti per i tipi di Piemme e Rizzoli?

Ho cominciato per gioco, dopo molti anni dedicati al giornalismo: è stata una sorta di sfida con me stessa, nata per verificare se sarei stata in grado di ‘costruire’ un romanzo. Sembra che ci sia riuscita se il romanzo è stato pubblicato in meno di un anno! Il successo di pubblico e i commenti lusinghieri degli ‘addetti ai lavori’ mi hanno fatto capire che quella della narratrice era la mia vera strada. Così ho continuato ed ora sono a quota quattro: quattro romanzi ambientati nel medioevo, ognuno con un argomento diverso, ma, almeno finora, con un medesimo protagonista, frate Matthew.

Frate Matthew è il personaggio comune a tutti i romanzi, perchè un monaco inglese è divenuto il personaggio “storico” dei suoi libri?

La scelta di far diventare un monaco il personaggio guida delle mie storie non è casuale: nel medioevo i monaci erano tra i pochissimi a saper leggere e scrivere, partecipavano ai pellegrinaggi che li mettevano a contatto con mondi diversi dai loro, usavano il latino come lingua universale, frequentavano spesso le corti e gli ambienti di potere, erano, insomma, molto più colti della maggioranza delle persone che li circondavano. Se a questo si aggiunge che il medioevo è stato un periodo ricco di fervore intellettuale (architettura, filosofia, scienze, arte, commerci, etc.), si comprende bene come non possa che essere un monaco (per di più straniero, e quindi ignaro di quello che può riservargli una società diversa da quella in cui si è formato) colui che tira le fila di vicende che, sebbene frutto di invenzione narrativa, poggiano su solide basi storiche.

Da dove sono nate le trame dei romanzi e qual’è stato l’approccio che ha avuto con la ricostruzione storica dei suoi romanzi??

Le trame dei miei romanzi sono frutto di studio: quando comincio a pensare a qualcosa di nuovo da scrivere, innanzi tutto vado a rivedermi la storia del periodo di cui intendo parlare poi, con pazienza certosina ,cerco di indovinare fra le righe delle fonti quale potrebbe essere l’argomento di interesse, infine, una volta stabilito il ‘nocciolo della trama’, approfondisco ancora particolari storici e caratteristiche di personaggi realmente esistiti. Solo allora inizia il vero lavoro di invenzione , il che non è sempre facile: anche perché può capitare che l’attenzione doverosa verso l’attendibilità storica rischi di offuscare il ritmo narrativo, e questo è un errore da evitare come la peste! Cerco sempre di ambientare i miei romanzi in luoghi che conosco bene, perché credo che la “location” debba essere sentita sottopelle dallo scrittore: se non c’è empatia con i luoghi della narrazione, inevitabilmente questi risulteranno posticci e, con essi, tutta la storia.

Ci può parlare della sua ultima opera, il Manoscritto dell’Imperatore?

“Il manoscritto dell’imperatore” è quello realmente stilato da Federico II, e ha per tema l’arte della falconeria (De arte venandi cum avibus): intorno a quest’opera, importantissima nel panorama culturale del duecento, ho costruito una trama basata sullo scontro che il manoscritto stesso avrebbe potuto provocare fra l’imperatore e papa Innocenzo IV. Essendo il trattato un’opera squisitamente scientifica (termine aborrito dalla Chiesa di quel tempo), e considerando l’odio effettivamente esistente fra il papa e un imperatore più volte scomunicato, ho immaginato che Innocenzo IV volesse impadronirsi di quest’opera, considerata ereticale, per distruggerla. Intorno a queste due figure storiche ruotano molti altri personaggi d’invenzione che, nell’alternarsi di avvenimenti drammatici, condurranno la trama a una conclusione inaspettata.

Ha mai letto altri romanzi storici, se si, quali ha amato?

Sì, ne ho letti molti, ma non saprei dire quali io abbia amato di più: quello che posso dire è che, nonostante l’insipienza di molti professori ci abbia indotto a odiarlo, Manzoni e i suoi Promessi Sposi restano uno dei capisaldi del romanzo storico, quantomeno italiano. Certo, il linguaggio è ottocentesco, ma le descrizioni, il plot, il ritmo, la plausibilità dei personaggi, l’accuratezza della resa storica, l’incredibile contemporaneità di alcune (anzi, molte) situazioni sono stati la strada maestra su cui tutti noi scrittori di romanzi storici ci siamo incamminati.

Sito ufficiale di Valeria Montaldi: www.valeriamontaldi.it

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