Intervista – Rita Charbonnier

Rita Charbonnier nasce a Vicenza e dopo aver vissuto a Matera, Mantova, Genova, Trieste, si stabilisce a Roma. Ha fatto studi musicali e ha frequentato la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. È stata attrice e cantante in teatro, recitando al fianco di celebri artisti, tra cui Nino Manfredi. In seguito si è dedicata alla scrittura e, dopo aver collaborato come giornalista con riviste di spettacolo, ha iniziato a scrivere sceneggiature e infine romanzi, dando alle stampe nel 2006 “La sorella di Mozart” e nel 2009 “La strana giornata di Alexandre Dumas”.

Ci può raccontare la genesi di “La strana giornata di Alexandre Dumas”, il suo ultimo romanzo?

Volentieri. Dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo, a quando lavoravo al romanzo precedente. Andavo spesso a far ricerche in una biblioteca specializzata in musica. Un giorno incontrai con lo sguardo un trafiletto su una cantante d’opera del tardo ‘700: Maria Stella Chiappini, che – ricordo ancora le parole – “fu scambiata nella culla, lei di nobili origini, con un neonato di vile condizione” e lottò tutta la vita per dimostrare quali fossero i suoi veri genitori. L’idea di raccontare il mondo dell’opera mi affascinò, ma mi colpì ancora di più la questione dello scambio nella culla. In seguito scoprii che la strana storia di questa donna, oggi nota solo ad alcuni studiosi, fu al centro di uno scandalo internazionale nel primo ‘800: lei credette di identificare il neonato scambiato nientemeno che con il Re dei Francesi, Luigi Filippo I d’Orléans. In pratica, lui era figlio di due popolani e lei era figlia di una coppia francese altolocata; quest’ultima aveva bisogno del maschio altrimenti avrebbe perso una fortuna, e così i due avevano ceduto la loro bambina e si erano presi il bambino. E lui, da adulto, si era ritrovato una corona in testa! Maria Stella trovò diverse prove a sostegno della sua tesi e promosse numerose azioni giudiziarie. In seguito mi venne l’idea di accostarle Alexandre Dumas padre (che come ben sappiamo fu anche un grande autore di romanzi storici). Non si tratta di un accostamento arbitrario poiché, nelle sue Memorie, Dumas espone nei dettagli la vicenda del baratto di neonati, descrive l’abitazione parigina di Maria Stella e parla anche delle sue abitudini quotidiane: questa donna doveva essergli ben nota. Inoltre, racconta di essere stato coinvolto personalmente nel grande scandalo che lei sollevò. Quand’era giovane e squattrinato, e si guadagnava da vivere facendo il copista nella cancelleria degli Orléans, dovette scrivere un documento ufficiale contro di lei, sotto dettatura di Luigi Filippo in persona. Così è nata la mia storia, nella quale una Maria Stella anziana ma ancora battagliera si gioca l’ultima carta: quella di far sì che dalla sua vita così eccentrica sia tratto un romanzo. E vuole che sia Dumas a scriverlo. Riuscirà a convincerlo? Per saperlo bisogna leggere il libro…

Ne “La sorella di Mozart”, il suo primo romanzo pubblicato nel 2006, il personaggio principale è Nannerl, sorella per l’appunto del famoso Wolfang. Come e quando ha scoperto la sua storia, le sue vicende?

Non saprei dire con chiarezza quando avvenne, probabilmente ero ancora adolescente; ma rivedo la mia sorella maggiore parlarmi di questa Nannerl, che era una bambina prodigio e un genio musicale, come Wolfgang, ma che a un certo punto fu messa da parte perché femmina. La sua storia evidentemente mi colpì. Anni dopo scrissi un articolo per una rivista nella quale citai la “sorella di Shakespeare” di Virginia Woolf: un personaggio immaginario che serve alla grande scrittrice inglese per dimostrare quante e quali difficoltà incontrano le donne nell’esprimere il loro talento. Subito mi tornò alla mente la figura di Nannerl. All’epoca trovare notizie su di lei era un’impresa. Quando decisi di scrivere la sua storia, andai direttamente a Salisburgo, in Austria, per prendere informazioni di prima mano. Volevo accedere alla biblioteca del Mozarteum, visitare i luoghi nei quali i Mozart nacquero e vissero… e più andavo avanti nelle ricerche, e più mi convincevo non solo che dovevo raccontare quella storia, ma che quella storia meritava di essere raccontata. In una delle due case-museo della famiglia Mozart entrai in una stanza dedicata a Nannerl, dove troneggiava una scritta a caratteri cubitali: “Abbandonò la propria carriera artistica a vantaggio di suo fratello”. Rimasi sconvolta al pensiero che nessuno avesse ancora raccontato una vicenda dal potenziale drammatico così elevato, e che è sempre stata sotto gli occhi di tutti.

Quanto tempo ha dedicato al lavoro di “ricostruzione storica” all’interno delle due trame? Che fonti/strumenti ha utilizzato per quest’attività?

Adesso le farò una confessione. Di norma mi viene detto, come fosse un gran complimento, che i miei romanzi – soprattutto il più recente, quello con Dumas – sono molto “documentati”. E mi si chiede con profonda ammirazione “come ho fatto” a ricordarmi tutte quelle cose, a riprodurle con quella naturalezza, eccetera. La verità è che il lavoro di documentazione storica è per me la parte più leggera e divertente, la meno angosciosa, quella che crea meno problemi. Ed è soprattutto, a mio avviso, la parte meno importante. Quello che conta davvero è creare un racconto efficace, così da poter comunicare qualcosa a qualcuno. Non esiste nulla di “reale” in una ricostruzione storica. Il racconto della Storia, anche quello che viene fatto dallo storico, non è che il racconto di un punto di vista sulla Storia stessa. Per me i personaggi sono archetipi. Tutti. Anche quelli che si basano su persone realmente esistite. Nel momento in cui un personaggio storico diventa un personaggio da romanzo, si trasforma immediatamente in un archetipo. E’ questo per me l’unico modo possibile di considerare la scrittura (e la lettura), che abbia o meno a che fare con epoche passate. Ed è questo il vero lavoro. Quello che porta momenti di disperazione e di esaltazione, quello che induce a ridere e piangere da soli davanti allo schermo, quello che fa vedere i personaggi attorno a sé, parlare, gesticolare, interagire, a volte benevoli, a volte ostili, a volte indifferenti. Il più bel complimento che mi sia stato fatto per il mio primo romanzo è che fa venire una gran voglia di suonare, e per il secondo che fa guardare alcune cose della vita in modo diverso. Queste sono cose che hanno un peso, secondo me. Che la tappezzeria nel primo ‘800 fosse proprio in quel modo lì, chi-se-ne-frega.

Il suo passato di attrice, il teatro, hanno influito nello stile e nel suo approccio alla scrittura?

Immagino di sì. Recitare è stata un’esperienza straordinaria e mi ha insegnato molto. Nelle storie che scrivo, peraltro, il teatro e la musica hanno un ruolo importante, e non potrei parlarne come ne parlo se non conoscessi dall’interno l’uno e l’altra. Penso che aver recitato per anni, su palcoscenici diversi, e accanto ad artisti anche grandissimi, mi abbia dato il senso della disciplina, che è molto importante in qualunque lavoro creativo. Ho imparato inoltre ad afferrare, e in qualche modo a prevedere, la reazione positiva del pubblico di fronte a un effetto ben costruito; quindi ho sviluppato una certa consapevolezza di come dovrebbe essere strutturata una scena, o una battuta, per raggiungere lo scopo che l’autore si prefigge. E infine, a me piace scrivere i dialoghi, è una cosa che mi viene quasi naturale. E il teatro, anche più del romanzo, è il regno del dialogo.

All’improvviso una macchina del tempo, ha pochi secondi per scegliere, dove e in che periodo storico andrebbe?

A Parigi a metà dell’Ottocento, l’epoca d’oro di Dumas padre. Quanto vorrei averlo conosciuto! Quando ho letto alcuni racconti relativi a quell’ambiente ho provato un’invidia terribile per la vita che gli artisti conducevano. Era un periodo molto turbolento per la Francia e alcune libertà erano ferocemente soppresse, ma c’era un impareggiabile fermento nella letteratura, nel teatro, nella pittura, nella musica. E degli autentici geni in ognuna di queste arti si conoscevano ed erano amici… c’era una competizione accesa ma, a quanto sembra, sana. Ho letto che cosa disse Victor Hugo ad Alexandre Dumas dopo la prima rappresentazione di “Enrico III e la sua corte”, il primo dramma storico romantico, scritto da Dumas, un successo fenomenale: “Molto bene, amico mio. Adesso tocca a me”. E Hugo si mise a lavorare ad “Ernani”.

Romanzi storici usciti nel 2009 che ha letto e che si sente di consigliare?

“L’abitudine al sangue” di Giorgia Lepore, Fazi Editore, bello e terribile. “Il posto di ognuno” di Maurizio De Giovanni, Fandango Libri, ambientato durante l’era fascista, dolente. “Il trionfo dell’asino” di Andrea Ballarini, Del Vecchio Editore, spesso esilarante.

Sito ufficiale dell’autore: http://www.ritacharbonnier.com

7 COMMENTS

  1. Caro Conte Mascetti, ti ringrazio di cuore per avermi contattata e per le belle domande che mi hai posto. Questo tuo sito è un’iniziativa straordinaria e sono convinta che continuerà ad avere uno sviluppo esponenziale. Ottimo lavoro! Grazie ancora!
    Un abbraccio e a presto, Rita

  2. Non ho mai letto niente di quest’autrice, ma il primo romanzo sulla sorella di Mozart mi intriga molto. Lo cercherò in libreria.

  3. Caro Andrea82, grazie per il commento. Devo darti una brutta notizia: il mio primo romanzo è di difficile reperibilità. L’edizione con la copertina rigida, l’unica finora stampata, è praticamente esaurita e non so quando verrà prodotta l’edizione in tascabile.
    Se lo ordini in libreria e ti arriva regolarmente, per favore fammi sapere: mi interessa. Altrimenti puoi trovarlo in biblioteca… oppure puoi iscriverti alla mia newsletter mensile: da ora in poi, ogni mese, verrà estratto a sorte tra gli iscritti il vincitore di una copia autografata che sarà spedita direttamente a casa sua. Bisogna mandare una email vuota a ritacharbonnier-subscribe@domeus.it; si riceve subito una email con un link per confermare l’iscrizione (che comunque si può revocare in qualunque momento con un clic, come per tutte le newsletter che si rispettino).
    Ciao e ancora grazie!

  4. Cara Rita, Le scrive un anziano signore, oltre i 16 lustri ! Ma ho avuto una vita, e la vivo tuttora, molto attiva e varia. Sono stato alto dirigente pubblico, diplomatico, tuttora avvocato e docente d’economia in vari atenei, soprattutto melomane impenitente, amo Bach, Mozart e Puccini, sono un cantante basso profondo (specialità: Sarastro nelle due aie dello Zauberfloete), modesto drammaturgo ed attore…ma basta di me.
    Vorrei sapere di più di Lei, ho appena terminato di gustare il suo “la sorella di Mozart” che mi ha molto impressionato, ed emozionato, con il suo stile accurato e coinvolgente, stimolante l’introduzione con il primo carteggio di Nannerl con Armand e il ritorno alla corrispondenza con lo stesso, a segnare fasi cruciali della straordinaria vita di questo genio femminile non affermato e del quale ci è rimasto quasi nulla.
    L’intreccio fra fantasia e realtà nel suo libro sono mirabili ! Complimenti e presto leggerò il Suo ultimo libro su A. Dumas e…ad majora !
    Io sono d’estrazione napolitana, da molti anni in giro per l’Europa, oggi residente a Roma, sono stato, come Lei ma dopo di lei, ahimè, a Matera, studente ginnasiale in tempo di guerra al liceo Pascoli.
    Quanti ricordi…
    Mi piacerebbe corrispondere con Lei di musica e di teatro oltre che di letteratura, viaggio spesso su Bruxelles dove ho lavorato per parecchi anni e conosco molto bene l’ambiente comunitario.
    La saluto con la più viva cordialità, Angelo.

    • Caro Angelo, la ringrazio molto del commento, che ho scoperto con grande piacere, e delle sue belle parole! Sarei felice di corrispondere con lei. Sul mio sito c’è un modulo per contattarmi personalmente (su questa pagina: http://www.ritacharbonnier.com/contatti).

      Colgo l’occasione per annunciare che il 25 gennaio 2011 “La sorella di Mozart” uscirà in una nuova edizione, per Piemme Bestseller. E c’è in cantiere una nuova uscita…

      Ancora molte grazie a lei e al nostro ospite su queste pagine, e a presto.

  5. […] Quando decisi di scrivere la sua storia, andai a Salisburgo per prendere informazioni di prima mano. Volevo accedere alla biblioteca del Mozarteum e visitare i luoghi nei quali i Mozart nacquero e vissero; e più andavo avanti nelle ricerche, più mi convincevo non solo che dovevo raccontare quella storia, ma che quella storia meritava di essere raccontata. In una delle due case-museo della famiglia Mozart entrai in una stanza dedicata a Nannerl, dove troneggiava una scritta a caratteri cubitali: “Abbandonò la propria carriera artistica a vantaggio di suo fratello”. Rimasi stupefatta al pensiero che nessuno avesse ancora raccontato una vicenda dal potenziale drammatico così alto, e che è sempre stata sotto gli occhi di tutti.[Romanzistorici.it] […]

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