Intervista – Mauro Marcialis

Mauro Marcialis, romano d’origine, abita a Reggio Emilia dal 1994 dove svolge la professione di ispettore della G. di F. Da ormai sette anni è uno degli autori più interessanti e originali del panorama italiano. Ha scritto, tra l’altro, la Strada della violenza, Io & Davide, Dove tutto brucia. Dal 2010 ha iniziato ad affrontare la scrittura di opere di narrativa storica, Spartaco il gladiatore e Il sigillo dei Borgia.

Partiamo da Spartaco, la tua prima prova come autore di narrativa storica. Ci racconti come è nata l’idea del libro e quali sono state le peculiarità rispetto alle tue creazioni precedenti?

“Spartaco il gladiatore” è uno dei capitoli compresi nella serie “il romanzo di Roma”, un’iniziativa della Mondadori sostenuta e promossa da Valerio Massimo Manfredi (ne abbiamo parlato qui). L’idea è quindi da attribuire esclusivamente all’editore. Quando ho ricevuto la proposta, uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare subito in maniera entusiastica è stato proprio il desiderio di potermi confrontare con un genere tanto affascinante e, solo apparentemente, così distante dalla mia produzione precedente. Una grande sfida, insomma, con le mani che tremavano un po’ perché perfino quel geniaccio di Kubrick aveva avuto a che fare col nostro gladiatore. La peculiarità più rilevante, rispetto ai miei trascorsi, prettamente noir, è stata ovviamente la fase di raccolta documentazione e di studio.

Il sigillo dei Borgia è il tuo secondo romanzo con un’ambientazione storica ben delineata, quali le differenze nella scrittura di questo libro rispetto a Spartaco.

La struttura è simile: tre diverse voci narranti che si alternano e che accompagnano altrettanti personaggi, più un’altra voce onnisciente che in “Spartaco” riproduce un’unica grande scena (un giorno al Circo Massimo, tra corse sui carri, cacce agli animali, spettacolari condanne a morte, giochi gladiatori e personaggi reali e di finzione che interagiscono) e che invece ne “Il sigillo dei Borgia” costituisce una parentesi destinata a delineare e raccordare trame molto complesse (e che, nel decennio narrato, hanno coinvolto decine di personaggi) nonché ad enfatizzare alcune scene chiave. “Il sigillo dei Borgia” ha sicuramente una scrittura più morbida, più scorrevole, ma le differenze più importanti sono da rintracciare nelle finalità: “Il sigillo dei Borgia” ha propositi prettamente narrativi, mentre Spartaco ha ulteriori intenzioni. La prima: considerato che il protagonista è tuttora il simbolo della “lotta di classe”, ho trattato gli intenti di Spartaco (lottare per liberarsi dalle catene delle schiavitù) anche in chiave ideologica, e da questo punto di vista credo che il romanzo possa essere anche definito “sociale” e “politico” (spero nelle accezioni nobili dei termini). La seconda: avendo scovato tantissime analogie col presente, ho anche tentato di attualizzare alcune tematiche (la parte relativa ai ludi, per esempio, dove i giochi gladiatori possono ragionevolmente essere, per analogia, paragonati ai grandi eventi mediatici). La terza: creare infine un testo che potesse essere di riferimento “storico” (inserendo nel testo usi, consuetudini e contraddizioni della Roma repubblicana) anche per coloro che si apprestavano per la prima volta a una lettura del genere.

Per la ricostruzione storica del periodo e dei personaggi dei due romanzi, da quali fonti hai attinto? 

Lo studio di Spartaco è stato molto intenso: decine di saggi, biografie e romanzi, documentari, ricerche ossessive nei siti internet e in biblioteca, alla ricerca di tutte le informazioni possibili su eventi e personaggi dell’epoca. Quattro mesi estenuanti ma eccitanti, poiché ero davvero un profano dell’argomento. Lo studio dei Borgia è stato volutamente meno corposo (una ventina tra saggi e romanzi, oltre ai motori “internet” e le serie televisive) poiché desideravo evitare il condizionamento di troppe notizie (in ogni caso, non ho certo perso l’occasione di leggere la “bibbia” di casa Borgia, ancora oggi rappresentata dall’agiografia di Maria Bellonci, intitolata “Lucrezia Borgia”).

Quali, a tua avviso,  le differenze tra la scrittura di un romanzo storico e un romanzo ambientato negli ultimi decenni?

Anche in questo caso, dipende anche e soprattutto delle intenzioni, ma devo dire che, al netto degli elementi “storici” più pertinenti, le dinamiche della narrazione non sono poi tanto differenti: i “motori” di ogni genere letterario rimangono infatti i conflitti tra i vari personaggi, il modo in cui questi reagiscono a situazioni complicate, drammatiche o spensierate, come passioni e sentimenti possano condizionarli, come si pongono intimamente rispetto alle trame. Linguaggi e stili sono condizionati proprio da tutti questi fattori (storia, protagonisti, intenti) e dovrebbero essere a questi funzionali.

Hai mai letto romanzi storici, di autori italiani e non. Ti sentiresti di consigliarne ai lettori di Rs.it?

Ne ho letti parecchi, anche se molti si riferiscono ai periodi storici che ho affrontato e ai personaggi che hanno segnato quelle epoche. Direi che proprio “Spartacus”di Howard Fast è il romanzo che, tra i tanti, mi ha affascinato di più. La struttura si basa su una narrazione postuma, rispetto alla morte di Spartaco, e coinvolge diversi personaggi in un vortice di voci, aneddoti, illazioni e curiosità. È un modo originalissimo per alimentare la leggenda di Spartaco. Tra l’altro è scritto benissimo ed è certamente da annoverare tra i libri che possiedono un alto valore letterario. Ho “rubato” a Fast la citazione “tornerò e sarò milioni!”, questa meravigliosa frase che solo dopo ho scoperto appartenere in realtà al rivoluzionario sudamericano Tùpac Katari, che l’aveva pronunciata in punto di morte. È una frase che rappresenta, allo stesso tempo, una speranza e una minaccia, senza considerare la meraviglia della “sgrammaticatura”: e quel “singolare” che diventa “plurale” (addirittura milioni!)  è davvero suggestivo. Suggerisce la rinascita di un popolo (magari un esercito) da una sola entità, e mi piace pensare che questa entità non sia una persona ma un alto ideale di giustizia. Dal fronte borgiano, consiglio invece i romanzi delle sorelle Martignoni, in particolare “Requiem del giovane Borgia”, un’originale inchiesta sulla morte di Juan, uno dei figli di Rodrigo.

All’improvviso si apre una porta, davanti a te una macchina del tempo, hai pochi secondi per decidere, dove e quando.

Dal punto di vista romanzesco, la curiosità e uno strambo desiderio di rivalsa non mi spingerebbero troppo lontano: andrei in Germania, ad assistere alle amorali “logiche” dell’Olocausto. Per vivere un’esperienza personale avventurosa, invece, mi piacerebbe affrontare il viaggio verso le “nuove Indie” insieme a Cristoforo Colombo.


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