Intervista – Massimiliano Colombo

Massimiliano Colombo, nato a Bergamo nel 1966, vive a Como dove da anni coltiva, con cura, dedizione ed entusiasmo, la sua innata passione per gli eserciti del passato. Nel 1993 visita una mostra di figurini militari che lo introdurrà alla scoperta non solo della propria attitudine alla pittura, ma anche nello straordinario mondo di cultori ed esperti di storia. Nel 2003 si imbatte in una specialistica versione del De Bello Gallico: da quelle righe nasce uno slancio, una fervida ispirazione, un moto dell’animo che diviene sfida e al tempo stesso desiderio di fermare il tempo, desiderio di scrivere. Un desiderio che diventa realtà con la pubblicazione di quattro romanzi, l’ultimo dei quali Draco, l’ombra dell’imperatore, uscito a settembre 2012.

Come sono nati i personaggi e i libri che ha scritto finora. Qual è stata la scintilla, l’ispirazione che ha iniziato a muovere la penna o il cursore del computer?

Ho sempre nutrito fin da bambino una passione sfrenata per gli uomini in armi. Da dove mi arrivi questo trasporto proprio non lo so, in famiglia non ho avuto militari di professione o appassionati di storia, quindi è qualcosa che porto misteriosamente nei miei geni.  Ricordo di avere chiesto ai miei genitori di portarmi a Roma quando ero un bambino delle elementari e fin da quell’età ero attratto dai soldatini. Giocavo intere giornate e li dipingevo, cosa che poi ho smesso di fare crescendo ma che ho ripreso più tardi. Nel 1993 sono andato a vedere una esposizione di figurini militari. Ricordo di essere rimasto ipnotizzato davanti a un  Napoleone che dormiva su una sedia con il piede appoggiato ad un tamburo. Ebbene, quel pomeriggio, davanti a quel pezzo, la mia vita ha  preso un’altra strada. In primo luogo perché, data l’emozione che mi aveva trasmesso, ho acquistato il figurino da montare e dipingere. Inutile dire che i vari tentativi di pittura sono stati abbastanza fallimentari. Da qualche parte ho ancora in giro i pezzi e spesso mi dico che devo riprenderlo in mano, adesso che un po’i pennelli li riesco ad usare. Eppure, quel figurino “fallito” ha acceso in me di nuovo il sacro fuoco per la storia. Per dipingere i figurini cercavo, per quanto possibile, di “entrare nella parte” del personaggio che stavo realizzando, studiandone il contesto storico. Quindi avevo bisogno di libri dei diversi periodi che mi piaceva rappresentare. Dipingendo il busto di un aquilifero romano mi sono imbattuto in una versione del De Bello Gallico edita dall’ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito che mi ha fatto riflettere su alcuni passi scritti dal grande Cesare che, secondo l’autore di quella pubblicazione, andavano interpretati con particolare attenzione. Così ho acceso il computer, aperto un file dal nome “Ci provo”, e seguendo passo dopo passo il De Bello Gallico, ho provato a scrivere la mia interpretazione dei fatti.

Nella stesura dei suoi romanzi quanto tempo dedica alla ricostruzione storica?

Tantissimo, purtroppo non sono uno storico ma attraverso la ricerca e lo studio  cerco di essere quanto più attinente possibile al periodo trattato e di limitare la libertà inventiva, sottoponendola al vincolo della verità storica. Nei mei romanzi per prima cosa cerco di trasmetterne lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con un’aderenza a fatti documentati. Se dovessimo scomporre le ore di lavoro dedicate alla stesura direi che siamo verosimilmente vicini al 40% di ricerca e 60% di stesura anche se so che un lavoro così particolareggiato è comprensibile solo ad una piccola parte dei lettori, quelli veramente esperti di storia.

Cosa pensa della salute della narrativa storica in Italia? Mi è capitato di leggere discussioni e assistere ad interviste di autori ed editori “d’elite” che vedevano la scrittura di un romanzo storico come qualcosa di serie b. Considerando che in passato ho letto libri degli stessi autori/editori che hanno vinto premi letterari nazionali e che mi sono sembrati carta più adatta ad altri usi, lei cosa ne pensa, esiste una sorta di snobismo da parte di alcuni autori e di alcuni editori?

Il romanzo storico occupa una piccola nicchia di mercato che in Italia si assottiglia ancora di più visto che solo una piccola parte della popolazione legge libri. Bisogna ammettere però che l’interesse per la storia è in crescendo e il numero di titoli disponibili negli ultimi anni è aumentato vertiginosamente. Questo non può che significare che la tipologia storica funziona. Certo é che spesso gli scrittori di romanzi storici si avvicinano al fantasy dando più spazio all’immaginazione che alla realtà dei fatti, ma non definirei la categoria una categoria di serie “b”. Quando chiesi alla mia editor un consiglio su come scrivere un buon libro lei mi rispose che non sapeva dirmelo, che lei stessa aveva visto buoni libri restare invenduti e pessimi libri diventare bestseller.

Crede che la narrativa storica a differenza di altri generi possa essere strumento di approfondimento della storia o è corretto limitarla a pura evasione e intrattenimento, come qualsiasi narrazione?

Il romanzo storico non è un libro di storia e neppure un romanzo. È qualcosa che sta nel mezzo. Il saggio storico raccoglie e registra gli eventi del passato e la sua redazione comporta citazioni accurate, note a piè pagina, approfondimenti e interpretazioni. Lo storico è una sorta di poliziotto e di giudice che interpreta le tracce che ci arrivano dal passato. Tracce che non sono limpide, sono incomplete, parzialmente inesatte o distorte e richiedono quindi un’analisi accurata, plausibile e veritiera. Nel romanzo storico però avviene qualcosa che il saggio di storiografia non è in grado di dare. Gli elementi che la storia ci consegna sono le tessere di un mosaico che vanno incastrate con l’immaginazione. Unendo questi elementi avviene qualcosa di magico, lo schema emerge, i freddi dati storiografici diventano lo sfondo di una vicenda fatta di persone. I numeri scompaiono e tornano ad essere volti. Uomini come noi e allo stesso tempo totalmente diversi da noi. Non è incredibile pensare che, proprio qui, un questo mondo che sentiamo così nostro, in questo posto dove siamo seduti, si muovevano altri uomini e altre donne, tanto reali quanto lo siamo noi oggi, con i loro pensieri e le loro passioni. Persone che non ci sono più, sono svanite una generazione dopo l’altra, allo stesso modo in cui noi svaniremo, ma interpretando ciò che sono stati, quello che hanno fatto, si trasformano i dati storici in emozioni, la pietra in oro, perché le emozioni raggiungono luoghi che rimangono impenetrabili ad ogni descrizione o verità storica: il cuore delle persone.

Legge o ha letto in passato romanzi storici di altri autori, quali consiglierebbe?

Purtroppo per scrivere i libri devo dedicare tutto il tempo necessario alla lettura per i saggi e la ricerca, ma quando capita prendo in mano la “concorrenza” per vedere le idee degli altri e il loro modo di scrivere. Uno su tutti è “Giuliano”, di Gore Vidal, una pietra miliare. Poi “Le porte di fuoco” di Steven Pressfield. Anche la triologia su Alessandro del nostro Manfredi mi è piaciuta.

Apre una porta, all’improvviso davanti a lei uno strano macchinario. Osservando meglio comprende che è una macchina del tempo. Pochi secondi per decidere, dove e in che epoca viaggerebbe?

Vorrei essere Draco e farei di tutto per essere sul fianco destro di Flavio Claudio Giuliano e parare quella maledetta lancia che ci ha portato via una delle menti più illuminate che siano mai esistite.

8 COMMENTS

  1. Draco !!!! Grandissimo romanzo !!! In ordine di preferenza metterei anche la Legione degli immortali. In merito al Giuliano di Gore Vidal dissento sul tipo di interpretazione che da di Giuliano,preferisco quella che da Massimiliano colombo.

  2. Draco !!!! Grandissimo romanzo !!! In ordine di preferenza metterei anche la Legione degli immortali. In merito al Giuliano di Gore Vidal dissento sul tipo di interpretazione che da di Giuliano,preferisco quella che da Massimiliano colombo.

  3. che dire : chi legge MASSIMILIANO COLOMBO , non può fare altro che indossare la sua armatura e essere con lui , ovunque lui ti porti .
    dalla LEGIONE DEGLI IMMORTALI , passando per IL VESSILLO DI PORPORA , sino ad arrivare a DRACO L’OMBRA DELL’IMPERATORE , COLOMBO , ti trascina , ti appasiona , ti inchioda al libro in storie di emozioni uniche , grandi appassionanti .
    e queste emozioni9 oggi , in pochi te le trasmettono tramite libri .
    basti notare le risposte di questa intervista per capire chi è MASSIMILIANO COLOMBO .
    una piccola nota per l’intervistatore : COLOMBO sino ad oggi ah scritto solo tre romanzi , e non quattro .

  4. Il mio preferito rimane “L’Aquilifero” il primo romanzo di Massimiliano Colombo. Agli amanti del genere suggerisco anche il romanzo “La Vendetta della IX” di Armando Roggero

  5. Questo libro mi ha appassionato come i due precedenti romanzi, ma con un punta di interesse in più perché uno degli interpreti principali era il mio imperatore preferito: Flavio Claudio Giuliano. Grande carattere e personalità e chi lo ha giudicato un demone ha sbagliato; poiché, Giuliano fu un equilibrato gestore del fisco e della giustizia (aspetto non trascurabile ai nostri tempi…) e, a differenza dei cristiani, consentì la libertà del culto religioso.
    Il XX capitolo, scritto in prima persona dallo stesso Giuliano, mi ha emozionato.
    In futuro, mi auguro vivamente di poter leggere altri appassionanti romanzi storici di Massimiliano Colombo al quale rinnovo i miei personali complimenti.

  6. Grande romanzo e grandissima la figura storica dell’imperatore Giuliano che io ho sempre ammirato sin dai banchi di scuola, assieme a Totila l’Immortale. Purtroppo questi due condottieri sono stati ingiustamente demonizzati, l’uno perchè filosofo pagano, l’altro perchè ostrogoto e cristiano ariano. Demonizzati al punto che sono stati attribuiti loro fantasiosi e improbabili martirii e dipinti come degli anticristi. Per fortuna qualcuno che dice la verità storica c’è.
    Anna

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