Intervista – Giulio Leoni

Giulio Leoni, si laurea sui linguaggi della poesia visiva, poi si occupa per un breve periodo di organizzazione aziendale. Appassionato di illusionismo, di letteratura del Duecento, e di varie altre cose, fonda la rivista Symbola, che si occupa di poesia e di letteratura sperimentale. Collabora inoltre con Il Falcone Maltese, rivista dedicata al noir, dove cura la rubrica dedicata alla storia di questo genere. Nel 2000 vince il Premio Tedeschi per il romanzo Dante Alighieri e i delitti della Medusa.

Dante Alighieri nei quattro romanzi che lo hanno visto protagonista, D’Annunzio in E Trentuno con la morte, rappresentano due personaggi complessi, non facili da raccontare perchè in tanti sentono di conoscerli. Perchè loro? Perchè averli come protagonisti assoluti o personaggi di primo piano di quattro dei suoi romanzi

Ma anche Fritz Lang, Leni Riefenstahl, Otto Rhan, Pico della Mirandola in quello che verrà! Ho scritto anche racconti con personaggi di fantasia, ma è vero che preferisco affrontare personaggi reali. Sotto sotto mi piace la sfida, sapere che non potrò dar corso a una fantasia sfrenata, ma dovrò misurarmi appunto con la difficoltà di presentare al lettore degli aspetti inediti di personaggi che magari ritiene di conoscere bene. In genere si tratta di figure per le quali nutro un interesse a prescindere dall’utilizzo narrativo: nel caso poi di Dante per un vero proprio amore per il poeta, che risale ai tempi della prima scoperta della sua opera. Con lui mi piaceva soprattutto l’idea di provare a vendicarlo da quella sorta di imbalsamazione cui lo ha condannato la scuola, fino a ridurlo a quel mascherone ingrugnato di coccio che si ripete sempre uguale negli atri di tanti licei italiani. Celebrarne non il genio, che sarebbe stata una banalità, ma l’incredibile umanità. Con le sue luci e le ombre, le virtù e le debolezze, le bizzarrie e le ostinazioni. Insomma cercare di trasmettere agli altri in qualche modo quella simpatia che ho sempre nutrito per lui.

Qual’è stato l’approccio che ha avuto con la ricostruzione storica dei suoi romanzi? Personalmente ho amato molto, nella trilogia con Dante, come è stato descritto il suo rapporto con la Curia romana, guidata da Bonifacio VIII.

L’Italia è sempre stata terreno di scontro tra cultura laica e religiosa, e addentrandosi nel passato si scopre come molte delle cause di attrito nel passato ricalcano singolarmente problemi odierni. Per quanto riguarda l’approccio con la storia, io mi sono dato due regole: cercare di divertire il lettore, e nello stesso tempo rispettare la sua intelligenza. Che tradotto significa: evitare qualsiasi falsificazione, e insieme una piatta riproposizione di quello che ognuno sa. Personalmente non amo quei romanzi che si presentano come un trattatello di storia mascherata da racconto, né le ucronie dichiarate. Mi piace invece aggirarmi in uno dei tanti vuoti della storia (nel caso di Dante ci sono interi anni di cui non si sa praticamente nulla) come in una casa deserta, e provare ad ammobiliarla con un arredamento compatibile con lo stile dell’epoca. Se a Firenze, nelle settimane in cui Dante fu priore della città, fosse avvenuto un delitto particolarmente efferato, misterioso, e per di più ammantato di ombre sataniche, è pensabile che il poeta se ne sarebbe disinteressato? Lui, con la sua lucida intelligenza, con la sua passione per i risvolti tenebrosi dell’animo umano? E se avesse deciso di indagare, di cosa si sarebbe servito, se non degli strumenti che la sua cultura gli metteva a disposizione, primo fra tutti la logica aristotelica? E se le indagini lo avessero portato a scontrarsi con il potere della Chiesa, come avrebbe reagito uno che odiava a tal punto Bonifacio VIII da sbatterlo all’inferno? I miei romanzi sono alla fine un insieme di risposte a una catena di domande. Perché Dante condanna all’esilio il suo primo amico Guido Cavalcanti? Perché elogia Sigieri di Brabante, averroista eretico? Perché i nazisti fanno sparire tutte le copie della Donna sulla Luna, il film di Lang? Cose così.

Quanto tempo le ci è voluto mediamente per scrivere i suoi romanzi? Quali sono state le maggiori difficoltà?

C’è una vecchia storiella americana che potrebbe servire per rispondere. Un giorno si ferma una macchina enorme, mettiamo una rotativa, e subito viene chiamato un tecnico. L’uomo esamina la macchina per un’ora buona, poi afferra un martello e dà un colpetto su un ingranaggio. La macchina con un rombo si riavvia, tra l’entusiasmo dei proprietari. Ma poi l’uomo presenta il conto, 10000 dollari, tra lo sconcerto generale. “Diecimila dollari per una martellata?” fanno quelli indispettiti. “No, la martellata fa un dollaro. Gli altri 9999 è per aver trovato dove darla” risponde lui serafico. Con i romanzi è la stessa cosa, qualche mese per scriverli e alcune decine d’anni di letture, film, riflessioni, fumetti, vagabondaggi, incontri, amori, insomma di vita che in qualche modo e spesso senza che uno se ne accorga si diluiscono sulla pagina. Rendendola quella che è. Le difficoltà maggiori sono state spesso legate alla ricostruzione dei luoghi, soprattutto con Firenze. Che nel ‘300 era completamente diversa da quella che vediamo ora, edificata per il 95% dopo la morte del poeta. E di cui si hanno pochissimi documenti, con grandi lacune. Anche la Berlino degli anni Venti non è stata facile da ricostruire, dopo le distruzioni dell’ultima guerra. ma almeno in quel caso mi hanno aiutato filmati e forografie.

Cosa sta scrivendo in questo momento, può dare qualche anticipazione ai lettori di Romanzistorici.it?

Subito dopo l’estate è in arrivo una lunga storia ambietata a Roma, nell’autunno del Quattrocento, con Pico della Mirandola come protagonista. Una storia legata a un momento straordinario della politica e soprattutto della cultura italiana: quando per un attimo sembrò che la storia potesse prendere una strada completamente diversa da quella che poi fu percorsa. Un romanzo pieno di intrighi, al mio solito, di esoterismo, magie, belle donne fascinose (qui in modo particolare, vedrete perché!) eroi e villains terribili, e insomma spero tutto quello che dovrebbe esserci in un romanzo come si deve.

Se ne avesse la possibilità, in quale periodo storico le piacerebbe vivere?

Bella domanda, e non saprei proprio rispondere. Penso che alla fine, se dovessi proprio scegliere, nel futuro!
Sito ufficiale di Giulio Leoni: www.giulioleoni.it

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