Intervista – Franco Forte

Tra i più prolifici romanzieri degli ultimi anni, Franco Forte è uno scrittore Mondadori con un passato anche presso Editrice Nord, Tropea, Mursia e altri editori, di cui è stato anche consulente editoriale. È inoltre giornalista professionista, consulente e autore di fiction televisive, sceneggiatore, traduttore e direttore editoriale della casa editrice Delos Books. Direttore responsabile di alcune riviste di prestigio, come lo storico magazine di fantascienza “Robot”, la “Writers Magazine Italia” e la “Romance Magazine”, è anche direttore e coordinatore del Delos Network, il circuito di testate giornalistiche online a cui fanno capo alcuni siti leader nel mondo della letteratura e del cinema di genere, come FantasyMagazine.it, ThrillerMagazine.it, HorrorMagazine.it, SherlockMagazine.it. Dal 1° luglio 2011 è il Direttore Editoriale delle collane da edicola Mondadori, ovvero i Gialli Mondadori, Urania e Segretissimo.

Negli scorsi giorni è iniziata la distribuzione del suo ultimo romanzo, Il segno dell’untore. Ci racconta la genesi del libro?

Studio la storia della mia città, Milano, da oltre 25 anni, al punto da averne parlato in diversi racconti e in un romanzo, “I bastioni del coraggio”, uscito nel 2011 per Mondadori. Durante le mie ricerche, però, mi sono imbattuto in una categoria di personaggi davvero formidabili, originali (nessuno ne ha mai scritto, che io sappia) e potenzialmente in grado di dare vita a un protagonista di grande effetto, da riproporre in una serie di romanzi che ne raccontino le avventure. Mi riferisco ai notai criminali, ovvero agli equivalenti dei moderni commissari di polizia nel 1500 milanese. Si tratta di magistrati che avevano il compito di indagare sui casi criminali e sulle ruberie, e che in tempo di emergenza sanitaria o politica, potevano assumere grandi poteri. Studiando a fondo le caratteristiche dei notai criminali, ho scoperto che utilizzavano delle tecniche di indagine davvero incredibili, per certi versi molto attuali, anche se alla fin fine la loro vera forza risiedeva nell’intuito, nell’esperienza e nella capacità deduttiva di cui potevano disporre. Questi Sherlock Holmes del 1500 hanno esercitato un grande fascino su di me, e quindi ho pensato di scrivere un romanzo dedicato a Niccolò Taverna, giovane notaio criminale che nel 1576, periodo particolarmente difficile per Milano, piagata da una peste terribile, deve indagare sull’omicidio di un inquisitore, e nel frattempo risolvere il mistero della scomparsa di un prezioso candelabro di Benvenuto Cellini dal Duomo, a quell’epoca ancora in fase di costruzione grazie agli sforzi del Cardinale Carlo Borromeo ( che poi diventerà San Carlo). L’indagine è serrata e senza soste, e si conclude nell’arco di una sola giornata, dopo mille peripezie e, soprattutto, dovendo tenere a bada i poteri forti della città, che esercitano pressioni formidabili su Niccolò: dalla Santa Inquisizione alla Corona di Spagna, dall’arcivescovo Borromeo al Tribunale di Sanità. Tutto questo all’interno di una rigorosa ricostruzione storica degli ambienti, dei luoghi, dei costumi e degli usi dell’epoca, senza tralasciare nulla che potesse proiettare il lettore all’interno del contesto storico da me ricostruito.

Le sue pubblicazioni, in particolar modo quelle attinenti alla narrativa storica, l’hanno vista spaziare da Carthago, ambientato durante le guerre puniche, alla Compagnia della Morte, ambientato nel XII secolo, la lega dei comuni lombardi contro Federico Barbarossa. Da Roma in fiamme, con Nerone come protagonista, ad oggi,  con un romanzo ambientato a Milano, nella seconda metà del ‘500. E’ sicuramente un autore prolifico e poliedrico, quali sono le difficoltà e i lati positivi dello spaziare nel tempo e nei personaggi?

In realtà il mio primo romanzo storico, che uscì nel 2000 in due volumi e che sarà riproposto il prossimo anno negli Oscar Bestseller (e da cui ho tratto una sceneggiatura televisiva per Mediaset, poi trasmessa anche su Discovery Channel), è la biografia romanzata di Gengis Khan, un personaggio che ancora adesso ritengo fra i più formidabili della storia umana. Sono quindi parecchi anni che mi cimento con questa materia, cercando di conciliare il massimo rigore nella ricostruzione storica in cui si muovono i miei personaggi con la mia personale rappresentazione della personalità e della psicologia dei grandi condottieri che hanno segnato le tappe più importanti del nostro passato. C’è una grande differenza tra figure come quella di Annibale, di Nerone, di Alberto da Giussano o del mio notaio criminale Niccolò Taverna (e se vogliamo restare nell’ambito dei grandi personaggi storici realmente esistiti, di Carlo Borromeo), e la sfida, per me, è sempre stata quella di cercare di rappresentarli nel modo più verosimile possibile, contestualizzandoli nel loro tempo e nei loro costumi, per analizzarli non solo con la fredda esposizione delle fonti storiche, ma con la più calda e coinvolgente struttura della narrativa, del romanzo. Le difficoltà arrivano quando si deve cercare di rendere ciascuno di questi personaggi per ciò che si crede siano stati davvero, e quindi bisogna farlo basandosi su documenti frammentari e mai precisi, mai completi. Il che comporta anni di studio delle fonti e poi una profonda capacità di immergersi nella psicologia di questi personaggi, per cercare di farli emergere a tutto tondo.

Quanto tempo dedica e che importanza dà al lavoro di ricostruzione storica nei suoi romanzi? Quali sono le fonti da cui ha attinto maggiormente nei suoi libri?

La maggior parte del tempo la trascorro immerso nei testi che mi servono per raccogliere tutti gli elementi che poi mi serviranno per comporre lo scenario storico in cui immergo i miei personaggi. Se un romanzo mi porta via un anno di lavoro, diciamo che otto mesi sono spesi per la documentazione (sui testi degli storici, nelle biblioteche, sul posto, quando è possibile) , mentre gli altri quattro per la stesura materiale del romanzo e la revisione finale, prima della consegna all’editore.

Lei è anche autore di un saggio, Il prontuario dello scrittore. In sintesi tre consigli da dare a una persona che vorrebbe cimentarsi nella scrittura di romanzo, e un quarto consiglio a chi si appresta a scrivere un libro, ma di narrativa storica.

Il consiglio principe per gli aspiranti scrittori è sempre lo stesso: leggere, leggere, leggere. Parrebbe una banalità, ma non lo è. Se solo la metà degli scrittori o aspiranti tali di questo Paese leggesse almeno un libro all’anno, il nostro sarebbe uno dei mercati più floridi del mondo, editorialmente parlando. Il che comporterebbe maggiori possibilità di pubblicazione per tutti. Ma questo non avviene. Si tende a pretendere di essere letti, ma si evita di leggere gli altri, e questo è il peggior danno che uno scrittore può fare prima di tutto a se stesso. Il secondo consiglio va di conseguenza: scrivere, scrivere, scrivere. Solo con la pratica si può cercare di affinare il proprio stile e raggiungere dei risultati. Dopodiché, però (e questo è il terzo consiglio), non si può immaginare di sapere tutto del mondo editoriale e quindi di riuscire ad arrivare alla pubblicazione semplicemente spedendo il dattiloscritto agli editori. Occorre maggiore consapevolezza dei meccanismi che governano questo ambiente, e il modo migliore per farlo è frequentare gli ambiti che offrono informazioni, consigli tecnici e possibilità reali di confronto con il mondo editoriale e con i professionisti del settore. E’ per questo che ho scritto il Prontuario, che si rifà al lavoro di una rivista dedicata alla scrittura, la Writers Magazine Italia, sul cui forum online (www.writersmagazine.it/forum) interagiamo continuamente con gli autori, offrendo loro delle vere e proprie palestre letterarie per affinare il proprio stile, e al contempo organizzando iniziative finalizzate a dare a tutti validi spazi di pubblicazione. Un esempio importante è l’iniziativa che sta portando diversi esordienti a farsi valutare e pubblicare da Mondadori, per l’uscita in alcune collane di prestigio come i Gialli Mondadori, Urania e Segretissimo. Se qualcuno fosse interessato, il regolamento per partecipare è disponibile qui: http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=10414

Legge  o ha letto romanzi storici? Quali si sente di consigliare ai lettori di RS.it?

Naturalmente leggo moltissimi romanzi storici, non potrei farne a meno. E in Italia abbiamo grandi romanzieri, come Valerio Massimo Manfredi, Buticchi, Carlo Martigli, Alfredo Colitto, Guido Cervo e molti altri. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, Anche se, naturalmente, consiglierei di provare prima di tutto con “Il segno dell’untore”, che ritengo non sia secondo a nessuno…

All’improvviso si apre una porta, davanti lei una macchina del tempo, ha pochi secondi per decidere, dove e quando.

Senza alcun dubbio, sceglierei come destinazione quella in cui si muove il mio notaio criminale Niccolò Taverna, ovvero la seconda metà del 1500. Ma non partirei mai senza una bella sacca piena di medicinali!


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