Intervista – Carla Maria Russo

Carla Maria Russo, molisana di nascita e milanese di adozione, è l’autrice di tre romanzi storici: La sposa normanna, Il cavaliere del giglio, L’amante del Doge.

Costanza d’Altavilla ne La Sposa Normanna e Farinata degli Uberti ne Il Cavaliere del Giglio, cosa l’ha colpita dei due personaggi da farne i protagonisti dei primi due romanzi?

Costanza è per me il simbolo e l’essenza stessa della femminilità, nelle sue caratteristiche fondamentali, all’apparenza così opposte e inconciliabili, ma che noi donne sappiamo invece coniugare in modo magistrale: la fragilità e la forza, l’attaccamento a grandi idealità e tuttavia la pragmaticità e la determinazione, quando occorre. E poi il senso della famiglia, l’attaccamento ai suoi valori e la capacità di trasmetterli. Costanza è una donna fragilissima nel fisico, minata nella salute e animata da una vivissima vocazione. Eppure, quando gli eventi la travolgono, per salvare suo figlio e il regno dei suoi avi, riesce a trovare in sé l’energia, la fermezza, la lucidità per perseguire entrambi. E, sebbene muoia quando il figlio ha solo tre anni, riesce a trasmettergli un senso così forte di identità e appartenenza alla famiglia Altavilla da donargli gli strumenti per poter sopravvivere e giungere alla maggiore età, pur in balia di nemici tanto più forti di lui.
Quanto a Farinata degli Uberti mi ha appassionato soprattutto il conflitto interiore, quel suo dibattersi tra la fedeltà ai grandi ideali della sua famiglia, che incarnava il simbolo stesso della coerenza e della integrità morale, e il durissimo prezzo che quella coerenza avrebbe imposto a se stesso e soprattutto alle persone amate. Farinata è uomo vero e modernissimo non solo per la forza dei suoi ideali, ma per i suoi dubbi, per le tormentate domande che non hanno una risposta.

Quanto tempo le ci è voluto mediamente per scrivere i due romanzi? Quali sono state le maggiori difficoltà?

I due romanzi, soprattutto Il Cavaliere del Giglio, hanno avuto una lunghissima gestazione, in quanto hanno richiesto ricerche molto accurate e meticolose che, a dire il vero, ho fatto con grande piacere ed interesse. Il Cavaliere del Giglio ha richiesto quasi cinque anni tra ricerche e stesura, La Sposa Normanna, due. E’ stato molto difficile reperire notize sugli Uberti, famiglia perseguitata le cui memorie sono state deliberatamente distrutte. Ho dovuto trascorrere lunghe ore nell’archivio di Firenze e nella Biblioteca Nazionale Fiorentina, andando a spulciare libro vecchi di secoli, perché mancavano fonti rcenti.

Ci parli del terzo e recente romanzo, l’Amante del Doge

Il romanzo è nato da un “colpo di fulmine” per il personaggio della protagonista, la nobildonna veneziana Caterina Dolfin. L’ho incontrata per puro caso mentre facevo studi e ricerche sull’eroina e intellettuale napoletana Eleonora Fonseca Pimentel, scoprendo che tra le due donne intercorreva una cordiale e amichevole relazione epistolare. Poiché difficilmente Eleonora avvrebbe accordato la sua amicizia a una donna di scarso valore, ho pensato che valesse la pena di indagare su questa misteriosa, giovane veneziana. E infatti ho scoperto una storia che mi ha conquistato, affascinato all’istante, nella quale mi sono completamente identificata.
Caterina sono io, potrei dire.
Caterina è ogni donna che ha dovuto lottare e pagare di persona per affermare le proprie idee e perseguire i suoi obiettivi, in una società ingiusta e maschilista. Caterina è fragile, tenera, ingenua, generosa. E’ anche vanitosa, ama il gioco pericoloso della seduzione. Ma possiede il coraggio di prendere decisioni difficili, impopolari, controcorrente e di affrontarne le conseguenze, tanto più dure in una società retta da convenzioni e regole sociali rigide come quella veneziana del settecento.

Quanto tempo ha dedicato al lavoro di “ricostruzione storica” per i suoi romanzi?

Anche per L’amante del Doge il lavoro di ricostruzione storica è stato lungo e molto meticoloso, sebbene non abbia avuto questa volta il problema della scarsezza delle fonti ma anzi una grande abbondanza. Quello della ricostruzione dell’ambiente sociale e culturale che ruota intorno ai protagonisti di un romanzo è, a mio avviso, un elemento cruciale per sfaccettare meglio e rendere la personalità dei personaggi. Tutti noi viviamo in un contesto sociale che ci condiziona e incide sul nostro modo di essere dunque è fondamentale saper ricreare intorno ai protagonisti di un romanzo le caratteristiche della società e dell’ambiente i cui vivono. Ricostruzione che investe anche la vita quotidina, le usanze, i luoghi, i profumi…Questo dà spessore e credibilità alle vicende e grande realismo ai personaggi.
Devo dire che ho sempre ricevuto molti complimenti dai lettori per il realismo degli amibieti storici da me ricreati. Mi scrivono di essersi sentiti trasportati dalla poltrona del salotto proprio lì dove io ambientavo la mia storia…In particolare per questo romanzo, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari è rimasto così favorevomente impressionato dalla mia ricostruzione del settecento veneziano da accettare di presentarlo con me proprio a Venezia nella chiesa di San Vidal

I tre romanzi sono ambientati nel XII secolo, nel XIII secolo e l’ultimo nel XVIII secolo, il prossimo?

Il prossimo è ambientato a Milano, negli anni della seconda guerra mondiale.

Esistono dei romanzi storici che ha amato?

L’elenco sarebbe lunghissimo e citandone alcuni, faccio torto a moltissimi altri. Tuttavia ci provo: I promessi sposi, Guerra e pace, Il nome della Rosa, Memorie di Adriano. Ma sento nelle orecchie le grida di protesta di tutti gli altri amici…..Perché i libri sono sempre stati questo per me: amici carissimi, dai quali non mi separo mai, che mi hanno aiutato nei momenti duri e difficili e non m hanno mai tradito.

Sito ufficiale di Carla Maria Russo: www.carlamariarusso.com

1 COMMENT

  1. Ho appena finito di leggere il terzo romanzo storico dell’autrice, e devo dire che mi è piaciuto moltissimo!!!!!!!!!!!Complimenti!!!!!!!!!!

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