Intervista – Andrea Frediani

Andrea Frediani vive e lavora a Roma, dove è nato nel 1963. Laureato in Storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di numerose riviste di carattere storico, tra cui «Storia e Dossier», «Medioevo» e «Focus Storia». Saggista, ha scritto tra l’altro: “Il sacco di Roma”, “Costantinopoli, l’ultimo assedio e Attila”. Con la Newton Compton ha pubblicato “Gli assedi di Roma”, vincitore nel 1998 del premio «Orient Express» quale miglior opera di Romanistica. E’ l’autore di tre romanzi di grande successo “300 guerrieri” e “Jerusalem” e l’ultimo, “Un eroe per l’impero romano”.

Ci può raccontare la genesi di “Un eroe per l’impero romano”. Quando è nata l’ispirazione che ha dato corpo al romanzo?

“Un eroe per l’impero romano” nasce, devo dire la verità, da un’intuizione del mio editore. Un giorno mi chiama e mi dice: “Frediani, perché non scriviamo un romanzo su Traiano? Non lo ha mai scritto nessuno”. E io rispondo: “Be’, se non l’ha mai scritto nessuno, una ragione ci sarà. Ed è che mancano le fonti. Sarebbe un romanzo con pochi appigli storici…». Però, siccome le sfide mi piacciono, ci ho pensato un po’ su e ho deciso che la faccenda del ritrovamento della stele di Tiberio Claudio Massimo, che si definiva l’uomo che aveva portato all’imperatore la testa di Decebalo, era un ottimo spunto di partenza.

Anche per “300 guerrieri” e “Jerusalem”, qual’è stata l’ispirazione?

L’ispirazione proviene sempre dal mio vulcanico editore. Fu lui, dopo tanti saggi pubblicati, a propormi di scrivere finalmente un romanzo, quando iniziò a circolare la voce che sarebbe uscito un film sulle Termopili. Per me fu una grande opportunità e accettai con entusiasmo, anche se mi spaventava l’idea di passare dalla saggistica alla narrativa da un momento all’altro. Siccome sulle Termopili esistevano già bellissimi romanzi, ho poi deciso di scrivere “300 guerrieri” dal punto di vista, inedito, dell’unico sopravvissuto, Aristodemo. Per quanto riguarda “Jerusalem”, l’editore mi propose un romanzo sulla prima crociata, e io ci ho aggiunto la tematica teologica, perché sono molto incuriosito dalla genesi e dall’evoluzione del Cristianesimo. Infine ho scelto ben otto protagonisti, appartenenti a otto posizioni religiose differenti, perché volevo che il confronto religioso non fosse solo bellico, ma anche dialettico ed esegetico.

Quali sono state le maggiori soddisfazioni e le maggiori difficoltà incontrate nello scrivere i suoi romanzi?

La soddisfazione maggiore deriva dal fatto che, dopo anni trascorsi a raccontare le storie degli altri, le gesta dei personaggi della storia, ho finalmente avuto l’opportunità di inventarmele io, le vicende, insinuandomi nelle pieghe della storia, tra la gente comune di cui i documenti di rado parlano. E’ una cosa che trovo molto eccitante. La difficoltà, all’inizio, è stata la forma stilistica da adottare. Non è facile liberarsi del retaggio saggistico e assumere tutt’a un tratto uno stile narrativo che sia anche avvincente. Così ho deciso di scrivere nel modo più semplice possibile, per mantenere quello che è sempre stato il mio obiettivo: far arrivare la storia anche a chi ne è a digiuno. Poi ci sono le difficoltà di contenuto. Avendo una formazione accademica, non posso permettermi di “stuprare” la storia; pertanto ci sono molti paletti da rispettare, i fatti noti e documentati che non si possono cambiare, e che spesso, se l’obiettivo è quello di avvincere il lettore, rappresentano dei nodi narrativi ardui da superare o aggirare.

Quanto tempo ha dedicato al lavoro di “ricostruzione storica” all’interno delle due trame?

Di solito, trascorro un periodo a documentarmi sul contesto storico, a delineare una trama efficace e dei personaggi coerenti. Più tempo trascorro in questa fase, meno ne impiegherò a scrivere il romanzo. Comunque, dopo una quindicina di saggi storici pubblicati, qualcosa l’ho immagazzinata e di solito non è una fase troppo lunga.

Una porta si apre, davanti a lei uno strano marchingegno: è una macchina del tempo. Ha però pochi secondi per decidere, in che epoca e in quale contesto deciderebbe di andare?

Non ho mai avuto un solo dubbio al riguardo: la Palestina all’epoca della predicazione e della crocifissione di Gesù. Vorrei tanto sapere come sono andate davvero le cose…

Ha in previsione un nuovo romanzo? Se si, può farci qualche anticipazione?

Sto scrivendo una trilogia, i cui volumi usciranno nel corso del prossimo anno tra marzo e settembre. I protagonisti sono un celeberrimo personaggio della storia antica e il suo antagonista. Di più, ovviamente, non posso dire…

Sito ufficiale di Andrea Frediani: www.andreafrediani.it

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