Intervista – Adriano Petta

Adriano Petta, romanziere, studioso di storia della scienza e medievalista, ha dedicato parte degli ultimi vent’anni alle ricerche per i suoi romanzi storici, tra cui Eresia Pura e Ipazia, scienziata alessandrina.
Oltre alla produzione di romanzi, negli ultimi anni è stato collaboratore del quotidiano Il Manifesto con articoli d’interesse storico legati soprattutto al Medioevo e all’Inquisizione. Collabora con l’inserto letterario del settimanale Rinascita

Ogni opera nasce da una idea, dalla voglia di raccontare una storia, quali sono stati gli elementi che l’hanno portata a scrivere “Eresia Pura” e “Ipazia”?

Sono studioso di storia della scienza, materia fondamentale per scrivere la storia dell’uomo, perché inevitabilmente approda al conflitto tra Ragione e Religione… conflitto che ha segnato le sorti dell’umanità.Sono stato sempre attratto dai personaggi ignorati dalla storia. Molti anni fa, leggendo alcuni trattati di storia della matematica e della meccanica del medioevo (Egmont Colerus, Carl Boyer e Marshall Clagett) incontrai Giordano Nemorario, lo sconosciuto matematico del XIII secolo… il predecessore di Leonardo da Vinci che la storia “ufficiale” ha cercato di confondere con il primo capo inquisitore del medioevo. Mentre frugavo nelle biblioteche, trovai anche qualche traccia di una ragazza del IV secolo, Ipazia, scienziata alessandrina… di cui erano rimaste poche testimonianza in più rispetto a Giordano Nemorario, ma quello che era stato scritto su di lei si riduceva essenzialmente al racconto della sua orribile fine, riservatale da uno dei padri fondatori della Chiesa: San Cirillo d’Alessandria. Della sua vita, delle sue opere… apparentemente poco ci era stato tramandato.
Mentre studiavo, mentre alla polvere delle biblioteche e a qualche tomba anonima strappavo qualche frammento di luce in più per ogni giorno che studiavo, l’accaduto si andava materializzando e la mia penna prese a raccontare la storia di queste due grandi figure della storia della scienza, quasi sconosciute e volutamente ignorate dalla storia. Ho raccontato la loro vita per restituire un po’ di giustizia a questi due grandi scienziati che tentarono di conservare e di far conoscere ai posteri “le chiavi del sapere”.
Giordano Nemorario e Ipazia avevano una passione comune: la conquista e la divulgazione del Sapere, che è la centralità di questi miei romanzi storici: una nuova chiave di lettura della lotta tra Scienza e Religione. Una lotta senza esclusione di colpi tra la Chiesa cattolica e quanti hanno vissuto per diffondere la conoscenza fra i popoli e offrire al genere umano uno strumento di libertà.

Quanto tempo le ci è voluto mediamente per scrivere i due romanzi? Quali sono state le maggiori difficoltà?

Quando scrissi “Eresia pura” l’opera era comprensiva dell’altro mio romanzo storico, il terzo: “Roghi fatui”, che per esigenze editoriali venne pubblicato separatamente. Il lavoro di ricerca e di stesura definitiva fu impressionante: oltre dieci anni. Occorre tener presente che trent’anni fa non c’era ancora internet… Visitai le abbazie e le biblioteche di mezza Europa, spingendomi fino alla Turchia, all’Armenia. Fu un’avventura incredibile, trovai sempre persone disposte ad aiutarmi… tranne in due occasioni: i monaci cistercensi spagnoli dell’abbazia di Poblet, nell’apprendere che volevo fare ricerche su Arnauld-Amaury (l’abate bianco che comandò la crociata degli Albigesi, l’armata di Cristo composta da mezzo milione di cristiani che misero a ferro e fuoco l’Occitania a partire dal 22 luglio del 1209) non mi fecero entrare, così come il segretario delle biblioteca Vaticana, trincerandosi dietro il pretesto che io ero un accademico di nulla accademia.

Quanto tempo ha dedicato al lavoro di “ricostruzione storica” all’interno delle due trame?

Come dicevo prima, il tempo che ho dedicato alle mie ricerche e al lavoro di “ricostruzione storica” all’interno dei miei romanzi, è durato anni ed anni; il mosaico narrativo si andava completando quasi da solo man mano che soffiavo sulla polvere nelle biblioteche insanguinate di mezza Europa. Lo studio delle fonti e la narrazione delle vicende umane sono proseguite quasi sempre di pari passo, perché la luce che guidava il cammino di Giordano Nemorario e di Ipazia era diventata anche la mia: la lotta per la libertà di pensiero, la battaglia di scienziati per diffondere il sapere, la Conoscenza come strumento di emancipazione, di libertà… e mentre scrivevo, usavo la prima persona, immedesimandomi nel protagonista, innamorandomi della sua anima e della sua mente, calandomi completamente nei suoi panni. Tutto era cominciato un giorno di trent’anni fa, quando visitai il museo di Gutenberg a Mainz, in Germania, e scoprii che l’arte della stampa – invece che nel 1450 – era stata inventata in Corea nel V secolo… Capii che qualcuno – ai popoli di tutto il mondo – aveva sottratto 1000 anni di cammino, di progresso, di nuove speranze. Mi promisi che avrei scoperto chi, come e dove… Giordano Nemorario e Ipazia mi avevano già preso per la mano…

Sta scrivendo qualcosa di nuovo in questo momento, se sì, può anticiparci l’argomento/ambientazione?

Ho ultimato da poco il mio quarto romanzo storico, “Assiotea – la donna che sfidò Platone”, che uscirà in autunno, sempre per i tipi di Nuovi Equilibri. La storia è ambientata nella Grecia classica, quarto secolo a.C. La trama si snoda per i giardini di Academo, per l’Agorà e lungo le stradine formicolanti di schiavi di Atene; i personaggi del romanzo sono quelli della storia conosciuta: Platone, Aristotele, Demostene. Scienziati, filosofi, strateghi, assemblee cittadine nella Pnice, assemblee segrete, e la protagonista… Assiotea, la prima donna ammessa all’accademia platonica, che lotta per l’abolizione della schiavitù e per mutare la disumana condizione della donna… cercando di far luce su un segreto che costa la vita a chiunque provi a disvelarlo.

Esistono dei romanzi storici che ha amato?

“L’asino d’oro” di Apuleio, un capolavoro ineguagliabile! E “Il nome della rosa” di Eco. Ma anche “L’ultimo Catone” di Matilde Asensi, e “La vieja sirena” di José Luis Sampedro. Purtroppo dispongo di pochissimo tempo per leggere anche della buona narrativa, soprattutto storica, perché i miei interessi mi indirizzano sempre verso i saggi scientifici e la storia della scienza.

Sito ufficiale dell’autore: www.adrianopetta.com

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