“Il vento di Hastings” di Morgan Llywelyn

Quando il vento soffia dal Canale, porta con sé l’odore delle carni in putrefazione di Senlac Ridge. Per giorni e giorni gli uomini del Bastardo hanno seppellito i morti normanni, imprecando per tutto quel lavoro sotto il sole di ottobre, e coprendosi il volto con degli stracci per resistere al fetore. Molti uomini di Aroldo giacciono ancora là dove caddero. Gonfi e grotteschi, da morti fissano quello schifoso lembo di terra che non riuscirono a difendere in vita.

Attraverso il ritratto di Edith di Mercia, una coraggiosa donna del suo tempo, che tuttavia rimase sempre umana nelle sue nascoste e intime debolezze, si ripercorrono gli ultimi tempi del periodo anglosassone sul territorio inglese, a cui seguirà presto l’affacciarsi di un nuovo inizio per la storia d’Inghilterra: il dominio normanno.
Nella famosa data del 1066, ovvero l’anno della battaglia di Hastings, dove Guglielmo il Conquistatore, proveniente dalla Normandia, sbaragliò le truppe di Re Aroldo Godwin, la sua consorte Edith rievoca la propria vita: l’infanzia in Mercia nel castello del padre, l’esilio con la famiglia in Irlanda a seguito delle lotte nelle intestine, in seguito l’adolescenza e l’inaspettato matrimonio col Principe del Galles, fino ad arrivare agli ultimi anni con Aroldo e al giorno della sopraccitata battaglia che segnerà la fine di un’epoca.

Un grazie a Shardan, autore dell’articolo.


Per approfondire

L. Musset. L’«Arazzo» di Bayeux

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