“Il segno di Attila” di Guido Cervo

Il sole tramontava quando Balamber e i suoi amici, sbucando a cavallo dal tortuoso sentiero che avevano seguito attraverso il bosco, giunsero in vista della casupola di Audbert, il marcomanno. Dietro di loro, conducendo per la cavezza un mulo gravato da una soma ingombrante, sopraggiunse anche il giovane Kayuk.
Appena Balamber trasse a sè le redini del suo cavallo, anche gli altri si arrestarono, affiancandolo e scrutando come lui nell’ampia radura.

Un piccolo gruppo di guerrieri Unni, guidati da Balamber, irrompe nella proprietà di un contadino marcomanno che li condurrà fino al loro scopo, quello di destabilizzare l’alleanza tra romani e Burgundi.
Nel frattempo Sebastiano, ambasciatore del magister militum Flavio Ezio, si reca a Genava per convincere i capi burgundi  a mantenere fede al loro patto con l’Imperatore romano, nella lotta contro Attila e i suoi Unni. Perchè Balamber e i suoi sono pochi, ma l’orda unna è di migliaia di guerrieri rabbiosi e micidiali, che mirano alla conquista delle Gallie. Sebastiano rappresenterà l’esercito romano tanto atteso dai Burgundi ma che alla fine non giungerà.
Dopo un bagno di sangue e una prima sconfitta, Sebastiano andrà ad Arelate, dove incontrerà Flavio Ezio che sa che la furia degli unni può essere solo sconfitta da un’alleanza coraggiosa e temeraria, Roma infatti dovrà combattere a fianco di un popolo guerriero e orgoglioso, l’ultima possibile difesa delle Gallie e di Roma, i Visigoti.


Per approfondire

  • Christopher Kelly. Attila e la caduta di Roma 
  • Biagio Saitta. I Burgundi 413-534

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