“Il samurai bianco” di Carlos Monteverde

1589, isola di Hokkaido. Giappone del Nord

 Il contadino, un pezzente sdentato e vestito di stracci, allungò lentamente il braccio e indicò con solennità un monaco alto e magro. “Quello è l’uomo che cercate. Ma se fossi in voi…” e abbassò il tono della voce “lascerei perdere”. Ryuku e Mashita sputarono per terra. “Taci villico. Non ti abbiamo pagato per darci dei consigli”. “Fate come volete. Io vi ho avvertito”.

1600. Il tiranno Hideyoshi che ha unificato il Giappone e tentato di conquistare la Corea, è prossimo alla morte. Un pensiero lo tormenta, chi difenderà suo figlio, il suo erede, dalla brama di potere del clan Tokugawa e del suo signore, Ieyasu. Non ha scelta, l’unico in grado di proteggere dalla violenza il piccolo Hideyori e preservare il suo diritto di successione alla guida del Giappone è colui che un tempo aveva condannato a morte, il gesuita veneziano Nicolò Mocenigo, il samurai bianco. Gesuiti e samurai, ronin e giapponesi convertiti al cristianesimo, agguati per i vicoli di villaggi , ambascerie all’Impero Celeste. Il tutto per far diventare il giovane principe un imperatore. Ma l’animo di Nicolò conoscerà il più profondo dei dolori, e il Giappone vivrà nel sangue e nella guerra.


Per approfondire

Adriana Boscaro. Ventura e sventura dei gesuiti in Giappone 

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