“Il mercante di Venezia” di Riccardo Calimani

La morte arriva quando vuole. Silenziosa e improvvisa, a volte. Certo, spesso, inaspettata. Sante Rossetto, Alvise Vianello, Marco Scarpa, in quel giorno di densa foschia, stavano vogando con vigore, attraversando canneti e barene ai limiti della laguna. Alcuni informatori infiltrati in terraferma avevano segnalato la presenza di gruppi di irregolari che avrebbero potuto tentare di entrare in città sotto mentite spoglie.

E’ il 1508, Moses Conegliano guida un piccolo gruppo di ebrei in fuga da Treviso, formato da suoi familiari e da alcuni sodali e amici. Il gruppo è diretto a Venezia, patria di commerci e mercanti, che ritengono possa diventare la loro nuova casa.
La città che li accoglie è spregiudicata e tollerante, spensierata come i salotti delle sue dame, cinica e mondana. Non per questo però è sorda agli echi imperiosi delle battaglie di religione che stanno insanguinando quegli anni. E anche la Repubblica Serenissima deve prendere posizione, deve confrontarsi con i disegni di papa Giulio II e dei suoi alleati. Così, tra segnali infausti che si susseguono, mentre un violento terremoto scuote la città, l’Arsenale prende fuoco e a Rialto bruciano le botteghe, mentre processioni di angeli e flagellanti sfilano in un macabro tripudio di reliquie e i predicatori annunciano la fine del mondo per mano degli infedeli ebrei, i serenissimi patrizi decidono l’istituzione del Ghetto, il Ghetto di Venezia. Il romanzo ci parlerà della città, dei suoi intrighi e dei suoi nobili, dal doge Loredan al Consiglio dei Dieci, del rapporto tra la comunità giudaica e la Repubblica.


Per approfondire

Riccardo Calimani. Storia del ghetto di Venezia

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