“Il marchio perduto del templare” di Giuliano Scavuzzo

Nel buio della notte si muoveva rapido e silenzioso, coperto dal mantello e dal fazzoletto nero sul volto. Si fermò qualche istante a osservare gli spostamenti degli armigeri a protezione della villa nobiliare, poi scivolò vicino alle mura di cinta e senza farsi vedere le scavalcò atterrando come un felino. La luna si trovava nel punto più alto: aveva poche ore per portare a termine la sua missione.

Giuliano, ti ricordi quando è nata l’”idea” del tuo libro? Dove ti trovavi, come hai vissuto i primi momenti, come l’hai fermata quella idea?

Anni fa, tra follia e voglia di avventura, mi sono trasferito a Bali dove ho vissuto per alcuni mesi. Una mattina, dopo aver dormito male tartassato da incubi e rumori inspiegabili, mentre riparavo il condizionatore tenevo casualmente in mano un lucchetto. Quando ho aperto la mano era disassemblato. Ore dopo ho trovato una gatta con il cucciolo sul sellino del motorino, sul cruscotto un giovane gallo e a terra un vecchio cane che vi dormiva sotto lo scooter. Ho cercato in internet il significato di una situazione così bizzarra e, tra vari siti, ho letto una domanda iniziatica in latino: Colis Eum? (lo adori?). Con essa si domandava l’appartenenza o meno al satanismo e veniva utilizzata dagli adepti del demonio per riconoscersi e partecipare ai rituali nel Colosseo. La risposta era Ego colo (si, lo adoro). Questa è la scintilla che ha decretato l’inizio de “Il marchio perduto del Templare”.

Con il tuo libro dove ci porterai: in quale comunità, territorio o città?

La risposta a questa domanda è per me semplice: quando mi si palesò davanti l’idea di questo romanzo vivevo, come detto, a Bali. A decine di migliaia di chilometri da casa il cuore sanguina di malinconia per la lontananza con la propria città, e la mia è Roma. Desideravo raccontare la bellezza dell’urbe con un occhio diverso, medioevale ed esoterico allo stesso tempo. Trasportando il lettore in quei luoghi che esistono da più di duemila anni e che serbano miti e leggende sconosciuti anche agli stessi romani. La Roma di allora non è poi così diversa da quella moderna, dove le torri sono simili ai moderni palazzi che mostrano le differenze sociali ed economiche. Nel 1200 come oggi i ricchi nelle loro roccaforti dorate mentre i poveri a soffrire il freddo e la fame per le vie della Città Eterna.

È mattina, quasi l’alba. All’improvviso una telefonata. E’ il tuo regista preferito dall’altra parte. Ti sta comunicando che ha deciso di girare un film tratto dal tuo romanzo e ti concede la possibilità di scegliere un’attrice o un attore per interpretare uno solo dei tuoi personaggi. Chi sceglieresti e perché?

Ho fantasticato più volte che potesse accadere qualcosa di simile, di partecipare al casting per valutare i possibili attori. Le mie due scelte sarebbero per l’Ombra, per il quale ho ipotizzato un inquietante Eric Bana, pallido e dannato. Ho anche qualche idea per lo stesso Gabriel Hill, ma se potessi sceglierne soltanto uno la mia decisione cadrebbe su Lilith, un personaggio femminile che nasconde in sé paure, dolore e amore in lotta tra di loro. E l’attrice perfetta è, a mio avviso, la bellissima e funerea Eva Green di Penny Dreadful. Una donna il cui sguardo può trasmettere ammirazione e passione, lussuria e desiderio, oppure non semplice rabbia, ma qualcosa di più intenso come il vero odio del quale Lilith si ciba giorno dopo giorno

Eva Green

Una canzone che consigli per ascoltare il tuo romanzo

“Mad World” di Gary Jules

La voce dell’angelo fu come una lieve brezza estiva che ristora e smuove leggermente le foglie, un alito di vento che portò con sé un nome: Jibril.

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