“Il dio di Gotham” di Lyndsay Faye

Quando stesi il rapporto iniziale, seduto al mio scrittoio alle Tombe, cominciai così: la sera del 21 agosto 1845 una delle bambine si dava alla fuga. Di tutte le sordide tribolazioni che un poliziotto di New York deve affrontare, potrebbe stupire che la più detestabile sia per me il lavoro d’ufficio. Ma cosi è. Anche solo il pensiero dei fascicoli da riempire mi fa accapponare la pelle.

New York, 1845. Timothy Wilde gestisce un bar e sogna di sposare la ragazza che ha sempre amato in silenzio, ma un incendio lo lascia sfigurato, senza lavoro e senza casa. Il fratello gli procura un impiego nella neonata polizia e Timothy lo accetta senza entusiasmo, anche perché la sua zona di competenza è a due passi da Five Points, il peggior quartiere della città. Una notte, durante la ronda, Timothy si imbatte in una bambina in vestaglia e coperta di sangue, che gli racconta una storia improbabile secondo la quale decine di suoi coetanei sarebbero stati uccisi e sepolti nella foresta a nord della 23ma Strada. Perplesso, Timothy decide comunque di verificare, e scopre una catena di omicidi dietro la quale sembra nascondersi un disegno crudele e onnipotente.


Per approfondire

  • Herbert Asbury. Le gang di New York 
  • E.G. Burrows, M. Wallace. Gotham: a history of New York city

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