“I traditori” di Giancarlo De Cataldo

Carini, Palermo.

Il maestro di giornata introdusse Salvo Matranga nella cascina. Rozzi teli di canapa oscuravano le finestre. Quattro uomini dall’aria severa attendevano nella penombra, rischiarata appena dal lucore di una candela. Tre di loro erano in piedi: il capo giovane e due uomini d’onore di Villagrazia di recente nomina. Don Calò, il capo anziano della Società, sedeva a un tavolo sul quale erano posati gli oggetti necessari alla punciuta.

Riti di iniziazione per un futuro mafioso. Giovani idealisti abbandonati da tutto e tutti. Giudici corrotti e falsi. Briganti crudeli e senza scrupoli. Venditori di uomini, contadini ignoranti e servi. Bambini cenciosi alla ricerca della salvezza. Tutti, nessuno escluso, pronti a tradire. La famiglia, l’amicizia, gli ideali. L’ideale più alto, quello di una nuova patria per i popoli d’Italia, osteggiata da molti, dall’ impero Asburgico e i suoi servizi segreti, dai nemici interni, da ignoranza, debolezze e divisioni.  E’ in questo contesto che il libro di De Cataldo ha la capacità di rendere crudele e “reale” il Risorgimento italiano. E un messaggio che si può cogliere è che una nazione nata da tradimenti porterà sempre dentro di sé profonde lacerazioni.


Per approfondimenti

  • Denis Mack Smith. Il Risorgimento italiano
  • Franco Della Peruta. Conservatori, liberali e democratici nel Risorgimento

Compra il romanzo in una libreria, possibilmente indipendente, in alternativa puoi valutarne l’acquisto su Amazon cliccando qui

LEAVE A REPLY