“I giorni della gloria” di Colleen McCullough

La cosa più emozionante degli ultimi quindici mesi” disse Caio Mario”È stato l’elefante che Caio Claudio ha messo in campo ai ludi Romani.”
Il volto di Elia s’illuminò. “Non era meraviglioso?” chiese, protendendosi dalla sedia per raggiungere il piatto di enormi olive verdi importate dalla Spagna Ulteriore. “Era capace di stare in piedi sulle zampe posteriori e camminare! E di danzare sulle quattro zampe! E di stare seduto e di mangiare portandosi il cibo alla bocca con la proboscide!”

Il secondo capitolo della saga che ha avuto inizio con “I giorni del potere” vede ormai irrimediabilmente schierati su due opposte fazioni i due protagonisti indiscussi di questa fase della storia romana: Caio Mario e Lucio Cornelio Silla.
Se nel primo capitolo Mario raggiunge il potere nonostante la forte opposizione del senato, che non vuole che un homo novus, senza antenati illustri, possa gestire le sorti di Roma, ora è Silla ad essere all’apice del successo. Silla è un patrizio, bello, amato dalla Fortuna, oltremodo ambizioso e incline allo scandalo nella vita privata. Mario è ormai anziano ma ancora pervicacemente attaccato ai suoi sogni di gloria. La McCullough non si tira indietro di fronte alla descrizione delle debolezze umane e anzi indulge in particolari a volte scabrosi, a volte curiosi, a volte raccapriccianti, che però ci fanno amare i suoi protagonisti, perché ricchi di un’energia vitale, di una personalità che non è facile che i personaggi di un romanzo abbiano. Sullo sfondo si svolge la reale storia di Roma e della guerra civile che vide contrapposte le due fazioni, descritta con dovizia di particolari tra complotti, guerre, battaglie, tradimenti e alleanze, tutte per un unico fine: la Gloria immortale.

Un grazie a Marina, autore dell’articolo.


Per approfondire

Theodor Mommsen. La rivoluzione : i Gracchi, Mario e Silla


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1 COMMENT

  1. Il lungo romanzo di Colleen McCullough termina con le parole di Cesare a tredici anni e mezzo: “Lo so” ripetuto tre volte. Si è appena sposato, con Cinnilla che ha sette anni, ed è divenuto flamen dialis. L’autrice descrive l’amarezza del giovinetto al quale il vecchio zio Caio Mario, una gloria nazionale, ha riservato il ruolo sacerdotale in una Roma che ha assaporato la guerra civile e quindi ha scoperto altri ruoli. Negli anni precedenti il giovinetto aveva fatto da fisioterapista all’illustre parente. L’autrice descrive uno zio rimbambito che distribuisce i ruoli a casaccio, nella fattispecie per fare uno zimbello di un promettente guerriero in erba. Nel corso del romanzo il giovinetto aveva aiutato zio Mario ad eliminare l’accusatore del cugino Mario il Giovane, che sotto le armi aveva fatto fuori il proprio comandante inetto. Sarà anche stato rimbambito, ma non è che Mario avesse perduto il dono della sintesi. Silla era a fare il generale nella guerra contro Mitridate, che sappiamo farà poi benissimo; prima a Roma aveva fatto il paladino del senato, ucciso qualche moglie e rimpianto un amante attore a nome Metrobio. Continuerà a fare bene al suo ritorno quando non troverà il suo alter ego popolare morto senectutis causa. Cesare avrà tempo di usare la spada, al momento non gli farà male recitare qualche preghiera. E si, perchè tra un padre Cesare onesto ma assente, un Silla intraprendente ma assente, Mario almeno c’era e poco contano le sue intemperanze arteriosclerotiche. Raccogli il consenso popolare, giovinetto, perchè tra tutte le cose che puoi cogliere ti permetterà di morire confortato dalle persone. Tra tutte queste, c’è anche la zia Iulia per la quale il giovinetto ha un’attaccamento un po’ acceso. Lo credo che poi dirà, a proposito del diventare più grande dello zio morto, “Lo so”. Quando c’è da conquistare il cuore di una donna, i figli hanno sempre una gran voglia di superare i padri.

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