“I favoriti della Fortuna” di Colleen McCullough

L’intendente sapeva che la luce non avrebbe svegliato Pompeo, anche se teneva il lume a cinque fiamme abbastanza in alto da illuminare i due corpi sdraiati sul letto. Solo sua moglie sarebbe stata in grado di farlo. Lei si mosse, aggrottò la fronte, voltò la testa dall’altra parte nel tentativo di continuare a dormire, ma l’ampia casa mormorava oltre la porta aperta, e l’intendente la stava chiamando.
“Domina! Domina!”

Il terzo capitolo della saga della McCullough.
Protagonista di questo romanzo è Caio Giulio Cesare, giovane erede della Gens Giulia, che per le sue abilità inizia a farsi notare sin da subito e che finisce, suo malgrado, al centro delle vendette di un Silla, ormai trasfigurato da una malattia che l’ha reso un mostro e che da mostro lo condanna alle liste di proscrizione insieme a molti, troppi oppositori politici.
Per Cesare inizia una fuga che gli porta comunque onori, come la vittoria sui pirati, e qualche maldicenza, come la sua amicizia con Nicomede di Bitinia. Intanto Silla è ormai alla fine della propria esistenza, e i suoi ultimi giorni saranno segnati dalla depravazione e lascivia. Ma per un astro che tramonta altri ne sorgono, e sono quelli di Cesare e di Gneo Pompeo, i favoriti dalla Fortuna, coloro che saranno i protagonisti della storia romana e del declino della Repubblica.

Un grazie a Marina, autore dell’articolo.


Per approfondire

Arthur Keaveney. Silla


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1 COMMENT

  1. Un giorno dell’anno 69 a.C. Il ventinovenne Cesare cavalca alla volta di Ostia per imbarcarsi diretto in Spagna. Quelli erano stati anni con molti galli nel pollaio: Mario e Silla finchè vissero, poi Crasso e Pompeo. Mario aveva battuto i Germani con manovre al di qua ed al di là delle Alpi che non hanno paragone nella storia dei rapporti tra i due popoli. Fu amato al punto da tollerarne lo spirito vendicativo quando, cacciato da Silla, tornò poi con un suo esercito personale a tingere di sangue il suo settimo consolato. Ad un’età anagrafica nella quale non è che siano precluse le cariche anche oggi, quando comunque non si fa un accidente. Come se in età più giovanili oggi si facesse davvero qualcosa. Silla aveva questo problema di una classe dirigente che vedeva disciogliersi degli antichi valori. Così la corrobora con iniezioni di senatori, espelle i partigiani di Mario con le liste di proscrizione. Roma per questo si troverà dei problemi anche molto gravi, perchè ad esempio Sertorio in spagna prova a costituire una potenza alternativa. Se oltre che un esercito avesse avuto anche una nazione, ci sarebbe riuscito. A Silla non riesce di rimettere in piedi la vecchia oligarchia della cui nostalgia soffre, la mantiene in vita artificiale. Cesare ha già individuato il problema, ma al momento il finanziere Crasso ed il signore della guerra Pompeo fanno i consoli. Cesare ha fatto il soldato. E’ stato decorato con la corona civica per essere riuscito a non farsi ammazzare a Militene nonostante tutti gli sforzi in senso contrario del suo comandante Lucullo. Se la fortuna gli ha fatto un favore, è questo. Crasso aveva fatto fuori un centomila ribelli tra gladiatori e Sanniti che Spartaco guidava a scorrazzare su e giù per la penisola. Quando i finanzieri ci si mettono, ci scappa l’ecatombe. Cesare aveva fatto fuori cinquecento pirati che, prima, lo avevano rapito. Non possiamo comprenderli tra i favoriti della fortuna. Poi torna a Roma, fa esercizio di politica e confabula sempre con sua madre. In quel annus horribilis 69 muore di parto sua moglie Cinnilla col figliolo, nonché zia Giulia. La figlia Giulia resterà con la nonna Aurelia. Cesare parte come s’è detto e, quanto al favorito della fortuna, fate un po’ voi.

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