“Giuliano” di Gore Vidal

“Da Libano a Prisco”. Antiochia, marzo 380 A.D.

Ieri mattina, mentre stavo per entrare in aula, sono stato fermato da uno studente cristiano che mi ha chiesto con tono malizioso: “ Hai saputo dell’imperatore Teodosio?”. Mi sono schiarito la gola, apprestandomi a scoprire la ragione di quella domanda, ma lui è stato più svelto di me. “Si è fatto battezzare. E’ cristiano”. Mi sono astenuto dal commentare. Al giorno d’oggi chiunque può essere un agente segreto. Inoltre, non ero sorpreso dalla notizia.

All’indomani della pubblicazione dell’editto di Teodosio, Libanio, vecchio filosofo conoscente intimo di Giuliano decide di pubblicare le sue memorie. Per far ciò inizierà una corrispondenza col collega Prisco che ci accompagnerà per tutto il romanzo. Il filosofo ci svelerà la vita di Giuliano, nipote di Costantino.
Dalla sua giovinezza alla fatale campagna di Persia. Una vita contraddistinta dall’amore per la filosofia, ma anche dalle imprese in Gallia e in Persia, dagli intrighi e dalle paure, sarà un ultimo appassionato tentativo per riabilitare un grande imperatore conosciuto solo come l’Apostata e salvare una cultura e un mondo, quello ellenista, ormai sopraffatto dall’arroganza e dalla violenza della Nuova Religione.

Vidal da così vita ad uno dei romanzi storici più belli di sempre. I personaggi sono rappresentati in tutta la loro umanità, i temi trattati sono talvolta complessi, ma l’autore riesce sempre ad essere semplice ed efficace. Non mancheranno gli interventi ironici dei due filosofi, benché andando avanti nella lettura ci pervade sempre più un sentimento di malinconia, per la troppa repentina scomparsa di un grande uomo e del suo sogno.

Un grazie a Bonefra, autore dell’articolo.


Per approfondire

Arnaldo Marcone. Giuliano l’apostata


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4 COMMENTS

  1. architettato in modo raffinato,riporta la biografia dell’Augusto raccontata da se stesso. Pone come contrappunto i commenti di due tra i suoi mentori filosofi che si palleggiano il racconto, commentandolo e dandone un un punto di vista diverso, disincanato e ironico. Spietata e, franca, corretta dal punto di visto storico, la visione del nascente cristianesimo. Giuliano chiama disertori dell’ebraismo i cristiani e ridimensiona la figura di gesù (un rabbino che voleva farsi re) collocando la sua setta come un un manipolo politicizzato erto a religione da Paolo di Tarso. Niente si più reale. Da far leggere a chi ha trovato rivoluzionario Dan Brown. La capacità di Vidal sta nel spiegare concetti difficilissimi, come il concilio di Nicea, in una sola pagina. Giuliano fu un grande imperatore la cui memoria non è giunta a noi perchè obnubilata dalla cristianità, quella contro la quale egli tentò di riproporre l’eccletismo religioso abolito da Costantino col suo famoso editto. Realismo, ironia. un gran romanzo nel quale riflessione, azione e documentazione storica creano un equilibrio perfetto.

  2. ai romanzi di gore vidal, sinceramente preferisco quelli di robert graves che adoro perdutamente. ed anche quelli di mika waltari, sublimi. cmq anche Giuliano l’Apostata è un bel romanzo, sicuramente da leggere, insieme a Belisario sempre di Graves.

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