“Giotto e i misteri di casa Scrovegni” di Canzio Dusi

Padova, luglio 1328. La grandine, irrispettosa, picchiava sul tetto della Chiesa degli Eremitani di Sant’Agostino. Il rumore all’interno era assordante. Eppure, i presenti sembravano non accorgersi di nulla. Stavano in piedi, in silenzio, con lo sguardo fisso verso terra, verso lo stesso identico punto del pavimento. La terra appena smossa segnalava che in quel punto era stato sepolto da poco qualcosa, o qualcuno.

Canzio, il tuo libro è una macchina del tempo, in quale passato ci stai per trasportare?

Mi affascinava raccontare un periodo storico di enorme cambiamento sociale, culturale, artistico, politico. Il 1300 è talvolta considerato MedioEvo, ma in realtà in Italia si vive quasi una fase di pre-Rinascimento i cui meravigliosi effetti sono ancora visibili in tante città italiane. La Cappella degli Scrovegni è solo uno dei tanti meravigliosi monumenti che risalgono a quel periodo. La storia è un giallo, ma rappresenta anche un modo per seguire il grande genio di Giotto al lavoro, per approfondire la vita quotidiana del periodo, le sue tensioni, i suoi equilibri. Si tratta di un omaggio a uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, ma anche di un giallo che ci immerge in un periodo storico molto speciale. Se il lettore ci seguirà, faremo inoltre insieme un viaggio in Italia per scoprire come stanno cambiando Siena, Firenze, Assisi, Perugia, Roma e tante altre città del nostro bellissimo paese.

Giotto. Wikipedia

Hai la possibilità di invitare al tuo tavolo uno dei personaggi storici, realmente vissuti, che incontriamo in Giotto e i misteri di casa Scrovegni: chi è che ti farà compagnia e perché?

Uno dei personaggi fondamentali nel romanzo è frate Alberto da Padova, oggi noto come il teologo di Giotto. Si tratta di una figura saggia, matura eppure ancora in grado di farsi travolgere dalle passioni. Storicamente, egli fu la guida teologica dell’artista per definire i contenuti del lavoro in Cappella Scrovegni. Nel romanzo egli si improvvisa investigatore per risolvere insieme a Giotto il mistero all’origine della parte gialla e narrativa della vicenda. Nella mia opera ho cercato di delineare una figura controversa di uomo generoso e colto, ma incapace di arginare le forti pulsioni emotive che lo travolgono con lo svolgersi della storia. Una personalità di uomo adulto e preparato, ma guidato da un cuore ancora giovane e focoso. Chi non vorrebbe parlare con un personaggio così, imparare dalla sua sapienza e farsi contagiare dalla sua passione?

Spesso di storie del passato con poche tracce scritte, rimangono a noi una statua, un quadro, un reperto: quale traccia del passato consiglieresti di vedere per amare ancora di più il tuo romanzo?

Il romanzo sta ricevendo riscontri estremamente positivi al di là di ogni mia più rosea aspettativa, ma da sempre la frase che più mi rallegra riguarda la volontà dei lettori di voler visitare o ri-visitare con nuova consapevolezza la Cappella degli Scrovegni. Se è vero, come io credo sia vero, che la Bellezza e la Cultura sono essenza della nostra esistenza e non solo un piacevole superfluo, allora il fatto che la lettura di Giotto e i misteri di Casa Scrovegni generi l’impulso di riassaporare i capolavori dell’arte del maestro fiorentino rappresenta una grande gratificazione. Io ho scritto il romanzo avendo sempre negli occhi i capolavori di Giotto e vorrei che il lettore riuscisse a usare lo stesso sguardo mentre si addentra nella storia, mentre cerca di risolvere con Giotto e Frate Alberto il mistero che li ossessiona, mentre si affanna e si appassiona insieme ai protagonisti del romanzo.

Una canzone che consigli per ascoltare il tuo romanzo?

“Impressioni di Settembre” della PFM

Uno dei due non sarebbe mai più entrato nella Cappella tempio della morte, sarcofago eterno, splendore delle arti, tabernacolo di affreschi che sarebbero rimasti per l’eternità cinici ricordi di umanità perduta.

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