Chi sono

RomanziStorici.it è nato quasi sette anni fa. Vorrei dirvi che dietro alla scelta del nome, lo so è orrendo non c’è bisogno che me lo diciate, ci sia una profonda strategia di clickbaiting. Purtroppo a meno che una sbronza colossale non rientri nella categoria strategia devo ammettere con tutti che questo orrendo nome non ha molti retropensieri. Però si sa, ogni scarrafone è bell a mama soia, romanzistorici.it è nato e tale rimarrà.

“Ogni scarrafone è bello a mamma soja”

Nasce così, qualche birra in più che scorre nelle vene, l’esperienza di poco precedente del gruppo di anobii dedicato alla narrativa storica, il desiderio di creare una specie di database online dei miei romanzi storici preferiti. Niente di più. Poi, però, hanno iniziato ad arrivare i primi utenti, e all’inizio anche alcune segnalazioni da conoscenti e appassionati del genere. Ho iniziato a interagire con autori e grandi appassionati, uffici stampa e semplici curiosi. La voglia di dare continuità e un pò di costanza iniziava a farsi sentire. Mi sono detto, piuttosto che perdere tempo nel distruggere il tuo fisico con birre di pessima qualità, renditi utile.
Ma come si sa la vita è strana, complicata e bellissima.

Ogni volta che pensavo di dedicare più tempo e maggiore impegno a questo spiccolo spazio, la mia bellissima e silente compagna mi allietava con la frase che ormai ho impresso nella mia mente: “Spero tu sia felice perché stai per diventare padre”. Che detto la prima volta non è solo straordinario, sono le parole più belle ed esaltanti che si possano sentire.
Stai per diventare nuovamente padre” ecco, quando hai iniziato a riprendere coscienza che la notte esiste per dormire almeno quattro ore di fila, questa frase può trasferire sensazioni contrastanti.
Quando senti “Sarai padre, fattene una ragione” che è la frase al terzo figlio in circa cinque anni, capisci che forse bisogna mettere da parte strane velleità su blog e social network, ma soprattutto di cambiare pargoli urlanti con la destra e con la sinistra leggere un libro.
Forse leggere di personaggi coraggiosi e indomiti, se non ha mai avuto effetti concreti sul mio carattere e il mio fisico decadente, deve però avere avuto influenza sui miei spermatozoi particolarmente belligeranti.

“Se i padri capissero qualcosa di donne sarebbero ancora scapoli”
Fonzie

Ma se questo ha a che fare con la lentezza di aggiornamento dei contenuti, è meglio che iniziamo dall’inizio, così ci conosciamo un po’ meglio.
C’è un bambino, uno come tanti altri, siamo agli inizi degli anni ’80. La madre fa la sarta a casa, il padre l’operaio alle Poste. Per ultima una sorella più grande di dieci anni, che quando il bambino ha raggiunto un’età più consona, grosso modo i quattro anni, ha pensato fosse giusto comunicargli che prima della sua nascita e nei suoi primi mesi di vita, il suo pensiero principale era “come raggiungere il massimo profitto dalla vendita del mio fratellino”.
Disillusi i piani di rapido e credo alla fine circoscritto profitto della sorella, il bambino ha iniziato a farsi strada nel mondo del gioco individuale.
A casa non ci sono molti soldi da investire in modellini o altro, però ha una grande fortuna: il padre lavora allo smistamento delle Poste, che ai tempi era una cosa seria, altro che oggi. Grazie a questo privilegio, a casa, oltre ai piatti ultraconditi e iperenergetici della madre, non mancano mai due cose: fumetti e fogli di carta.
Se i fumetti vengono divorati in pochi minuti, i fogli di carta presto trovano una diversa destinazione: diventano i suoi migliori amici (vi giuro che aveva anche molti amici alle elementari, ma i genitori non avevano molto tempo per portarlo ai giardini e poi erano altri tempi, e poi… vabbè pensatela come volete). Insomma, non potendo frequentare amici in carne, ossa e macchinine, inizia a pensare come occupare il suo tempo. Avendo carta in abbondanza, i fogli iniziano a rappresentare per lui i suoi compagni, non tanto quando erano integri, ma quando nelle piccole dita pezzetti e ritagli diventano qualcos’altro, più o meno questi:

Poi è successo, il bambino avrà avuto quasi otto anni, che la madre a 43 si è rimessa in gioco, e ha deciso di fare l’imprenditrice, diciamo di dare vita a una start up. Solo che allora le start up erano qualcosa di molto concreto, nel suo caso una latteria. In assenza di grandi supermercati, e soprattutto grazie alla capacità della donna di lavorare 13 ore al giorno, il tenore di vita della famiglia ha iniziato a crescere. E di conseguenza anche i giochi del bambino sono cambiati. In fondo la carta era straordinaria, ma non era mai stato un grande disegnatore. Aveva sempre sentito il bisogno di maggiori dettagli, di vedere braccia, baffi, capelli, bocche. Dettagli per migliorare le sue storie.

Passano gli anni e il bambino cresce, i soldatini di plastica iniziano a tenergli meno compagnia, perchè il bambino inizia a trovarla in qualcos’altro. Più o meno ha undici anni quando divora Civiltà sepolte della Ceram: a tutti sembra che quel bambino possa dare molto, in particolare è costantemente alle prese con il ricordo del passato. E invece a tredici anni lo sviluppo non porta altro che peli e pensieri sconci, stroncando qualsiasi velleità intellettuale su quel bambino tanto promettente. Nel corso degli anni il ragazzino diventa un adult.. un uom.. insomma un essere vivente con più anni, però l’intelligenza rimane grosso modo quella di quando aveva tredici anni, con in più un pò meno freschezza. Però sempre una passione, la storia. La storia che ha ben presente avere due anime, distinte e che a volte è divertente che si intreccino. Una è quella che molti chiamano Storia con la s maiuscola. E’ quella di uomini che scavano, esplorano, liberano dalla terra reperti e città sepolte. E’ quella di uomini che si curvano sul documento, lo interpretano, lo traducono, lo riportano in vita e lo analizzano. Con la scienza, con metodo storiografico.

Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri”  Jean Leon Jaurès

Però poi esiste un’altra storia, o per meglio dire altre storie. Con la s minuscola perchè se no qualcuno si offende. E sono storie di donne e uomini che guardano fuori dalla finestra, mentre svolgono il proprio lavoro. Che può essere quello dello studioso, dell’autore di libri, di giornalista, ma anche di un avvocato, di un architetto, di un negoziante che guarda al di fuori della propria vetrina e vede passare non il solito cliente o collega, ma vede un senatore romano, un monaco cistercese, un marinaio, una imperatrice. Oltre a vederli, un pò come faccio io, alcuni di questi donne e uomini sanno trasferire il loro immaginario. Sanno recuperare parole, ricostruire ambienti, mostrare corpi martoriati o deformi, sanno riportare in vita il passato. Possono farlo in tanti modi ma, a mio avviso, da lettore e appassionato di Storia, devono farlo calandosi il più possibile in quel particolare contesto, o per lo meno rispettarlo il più possibile. Poi, non essendo la sua un’opera scientifica, a prevalere dovrà essere ovviamente la componente narrativa, che deve trascinare, coinvolgere, immergere.

Ecco, la ricostruzione dei passati sono la mia passione, un pò come le collezioni per qualcun’altro. Forse nel prossimo futuro non saranno solo i libri, i film o le serie tv a rendere vive queste storie del passato (ne parlerò nei prossimi mesi), ma di sicuro sono convinto che chi ha occhi che sanno vedere indietro e l’abilità di trasferirlo agli altri nel presente, avrà un grande futuro!

Ecco, quel bambino è qui per condividere con altri la sua passione. Nient’altro.

Luigi Corazza, aka Conte Mascetti

[E come direbbe Frà Dolcino da Novara: Penitentiagite (pentitevi). Di tutto ma non di leggere e amare la narrativa storica.]