“Cave canem” di Danila Comastri Montanari

Roma, anno 772 ab Urbe Condita ( anno 19 dopo Cristo)

Le torce erano già state spente da un pezzo, e la grande domus sul Viminale giaceva immersa nel buio abbraccio della notte. Appiattito contro la parete del peristilio, l’uomo si guardò attorno con fare furtivo e avanzò cautamente all’ombra del colonnato, attento a non far scricchiolare i sandali. Giunto davanti all’ingresso, trasse un lungo sospiro e occhieggiò attraverso il traforo della porta intagliata.

Il giovane senatore Publio Aurelio Stazio, rampollo di una nobile famiglia romana, è uomo colto, curioso e ama corteggiare belle e languide matrone. Durante il viaggio di ritorno dalla sua villa di Baia verso Roma, si ferma presso il lago Lucrino dove incontra Terzia Plautilla, un tempo sua amante. Appena giunto alla villa, la donna in lacrime lo avvisa del suicidio del fratello Attico. Sarà da questo evento che Aurelio, aiutato dal fedele ma strambo Castore, un liberto greco, inizierà un’indagine che porterà alla luce una verità nascosta. Un romanzo godibile che racconta un territorio, quello campano, di frequente meta di svago per i ricchi possidenti di Roma.


Per approfondire

Mario Pani. Lotte per il potere e vicende dinastiche. Il principato fra Tiberio e Nerone


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