“Cartagena” di Valerio Evangelisti

Martin d’Orlhac aveva il fiatone. La montagna era ripida, il calore quasi insopportabile. La vegetazione, per quanto foltissima, offriva un riparo insufficiente. Invidiava padre Jean Baptiste le Pers che, avvezzo a quei climi, percorreva il sentiero con disinvoltura, tenendo alta la tonaca nera e riuscendo a schivare i sassi troppo grossi o troppo arrotondati.

Caraibi, 1697. I Fratelli della costa, pirati e fuorilegge, erano i padroni dei mari. In passato molti hanno provato a fermare la loro ascesa, ma senza successo. La violenza e la forza delle loro azioni erano devastanti, la furia dei loro arrembaggi non conosceva la sconfitta. Tutto sembrava far sì che il loro dominio restasse incontrastato ma così non fu perché i Fratelli vennero sconfitti e divisi, scacciati dalla loro casa, Tortuga. Ormai sono vicini all’oblio perenne, gli antichi comandanti non ci sono più, perché morti o imprigionati, e gli uomini sembrano imbolsiti e pesanti, restii agli antichi scontri. Questa volta, però, ad aver bisogno delle loro spade e della loro ferocia è la stessa Francia di Luigi XIV che quindici anni prima li ha sconfitti. C’è bisogno di loro per la più grande impresa mai tentata fino allora, la conquista di Cartagena, l’imprendibile.


Per approfondire

  • P. Butel. Pirati e corsari nei Caraibi dal XV al XVII secolo
  • M.Rediker. Canaglie di tutto il mondo

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