“568 d.C.I Longobardi. La grande marcia” di Sabina Colloredo

Pannonia, 566 d.C. Distesa sul morbido giaciglio di pelli, la principessa Menia osservava gli dèi romani raffigurati nei mosaici guizzare alla luce incerta dei fuochi. Erano state divinità invincibili, che avevano dominato all’inizio dei tempi, ma ora sopravvivevano qua e là solo nelle raffigurazioni sacre e non più nel cuore degli uomini. Proprio come l’Impero, il grande Impero Romano che suo nipote Alboino conquistava anno dopo anno.

Tra l’autunno del 567 e l’estate del 568 molti popoli premono alle porte dell’Italia, e tra questi ci sono i Longobardi, i guerrieri dalle lunghe barbe, che dalle pianure della Pannonia si muovono verso le fertili distese al di là delle Alpi. Un’imponente carovana composta da trecentomila uomini, donne, bambini e mandrie, guidata dal re Alboino, comincia così la sua Grande Marcia alla conquista di nuove terre. Intorno al leggendario Alboino si muovono i personaggi di una grandiosa epopea: la moglie e regina Rosmunda, il fratello di latte Elmichi, la figlia ribelle Alpsuinda, la spietata e bellissima sacerdotessa Rodelinda e gli Ari, sanguinaria setta di guerrieri votati al culto del dio Wotan. In Italia intanto l’avamposto di San Giorgio, ai piedi del passo del Predil, si organizza per resistere all’invasione. Il duca Agostino, Attolico, Isabella, la piccola Ignatia e Antinoro sono l’espressione di un popolo che non vuole arrendersi e che lotta fino alla fine per la propria libertà.


Per approfondire

  • Paolo Diacono. Historia Langobardorum
  • Jorg Jarnut. Storia dei Longobardi

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