Intervista – Simone Sarasso


Simone Sarasso è una delle voci più originali degli ultimi anni. Scrittore poliedrico, autore di racconti, sceneggiatore di fumetti, ideatore e sceneggiatore di una web serie tv, sta ultimando l’ultimo capitolo di una trilogia di romanzi dedicata a questa Italia piena di misteri e stragi di stato, iniziata con “Confine di Stato” e che si concluderà con “Il paese che amo”. Simone, nell’ultimo anno, è entrato nel vortice penso per lui coinvolgente e sfidante della narrativa storica, facendo rivivere in “Invictus” Costantino, uno degli imperatori più importanti e controversi della storia di Roma e negli ultimi mesi brandendo le armi dei gladiatori dell’arena con “Colosseum“.

Raccontaci la genesi e lo sviluppo dei tuoi due ultimi romanzi, Invictus e Colosseum. In particolare, qual è stata la scintilla che ha fatto muovere il mouse o la penna e viaggiare tra i territori dell’impero e le arene di Roma.

Tutto è partito da un’infatuazione inaspettata e feconda per il peplum. Ho trascorso diversi mesi a leggere romanzi ambientati nell’antica Roma e, a poco a poco, è maturata l’idea di prolungare la mia indagine sul lato oscuro del potere (che da anni conduco attraverso i miei romanzi noir) indagando il ventre molle dell’Impero. Sono partito dall’inizio della decadenza dell’Aquila (IV secolo d. C., a un passo dalla fine) e da una figura di spicco (l’imperatore Santo, l’imperatore assassino) per giungere all’epoca d’oro (nell’80 d.C. viene inaugurato l’Anfiteatro Flavio, e da quel giorno il volto di Roma cambia per sempre), vista dal basso, Colosseum infatti narra le gesta di due schiavi che diventano dei dell’arena, Vero e Prisco. Un viaggio affascinante, non c’è che dire.

Ricordo di aver letto che hai utilizzato elementi e ispirazioni estremamente recenti e per così dire “alternativi” nella ricostruzione dei personaggi dei tuoi libri. Se non ricordo male citavi un personaggio di Ken il Guerriero per delineare la fisicità e i modi di Diocleziano in Invictus.

Diocleziano è ispirato a Raul, il fratello gigantesco e oscuro di Ken. Detta così sembra una boutade, ma in realtà è proprio questo lo spirito dei miei romanzi storici: interazione perfetta tra documentazione storica e immaginario pop. Le storie che racconto sono transgenerazionali, parlano parecchie lingue tutte assieme: il racconto del passato, per essere davvero attuale, non può prescindere da mezzi di comunicazione moderni.

Fedeltà alla storia o fedeltà alla trama? Quando si scrive un romanzo storico quanto deve essere ceduto in fatto di verità storica rispetto ad un intreccio coinvolgente e scorrevole?

La fedeltà alla Storia (quella con la S maiuscola) è il primo dovere nei confronti dei lettori di romanzi storici. Si tratta di un pubblico affezionato e competente, che non sopporta (né merita) di essere ingannato o raggirato. Il mio primo dovere, quando mi siedo alla tastiera per narrare il passato, è di ricostruire vicende impeccabili dal punto di vista documentario. Detto questo, altro obbligo del narratore nei confronti del proprio pubblico è quello di non annoiare. La costruzione della trama, lo sviluppo ingegnoso dell’intreccio, la creazione di colpi di scena e la scrittura accattivante sono tutte ottime frecce all’arco del romanziere, e non usarle sarebbe peccato. Un buon bilanciamento tra rigore storico ed esigenze narrative, in genere, produce un libro godibile. Ed è proprio il genere di romanzo che mi impegno a scrivere quando mi occupo di storia antica.

Lo stato di salute della narrativa in generale e del romanzo storico in particolare. Cosa ti auguri per il 2013 e per gli anni a venire.

La narrativa, soprattutto in Italia, gode fortunatamente di ottima salute. Per quanto riguarda il romanzo storico, nel nostro Paese ci sono degli autentici maestri: l’ultimo libro di Manfredi, Il mio nome è Nessuno, è un capolavoro assoluto (di genere e non). Penne come quella di Colombo, Mauro Marcialis, Franco Forte o Sergio Altieri rivaleggiano ad armi pari con giganti dello storico quali Follet, Smith, Ben Kane e Simon Scarrow.
Per l’anno che verrà mi (e vi) auguro grandi narrazioni e voci sincere, ricostruzioni accurate, emozioni vivide. E fiumi di sangue, naturalmente.

Cosa pensi della diffusione di nuovi strumenti per la lettura ( vedi ebook reader)? La scrittura di una storia, anche nella narrativa storica, dovrà adattarsi al cambiamento del supporto o tutto rimarrà uguale per uno scrittore?

Dipende dallo scrittore. Il supporto digitale offre possibilità di interazione testo-lettore che con la carta non erano immaginabili. A voler pensare in prospettiva si possono immaginare narrazioni, anche storiche, interattive, in cui il lettore può diventare protagonista o influenzare la vicenda a proprio piacimento in base ai propri gusti e alle suggestioni del momento. Tuttavia, questo non significa che le narrazioni convenzionali scompariranno, anzi. Semplicemente, cambierà il supporto e i prezzi saranno più accessibili.
In ogni caso, la carta non morirà mai.

Leggi o hai letto narrativa storica di altri autori, quali opere ti sentiresti di consigliare?

Alcuni dei giganti che ho citato poc’anzi, e le loro opere migliori: Sergio Altieri e la trilogia di Magdeburg, Valerio Massimo Manfredi – Il mio nome è Nessuno, Mauro Marcialis e il suo Spartaco il gladiatore, Luther Blisset con Q.

Apri una porta, all’improvviso davanti a te uno strano macchinario. Osservandolo meglio comprendi che è una macchina del tempo. Pochi secondi per decidere, dove e in che epoca viaggeresti?

Bethel, Stato di New York, 15-18 agosto 1969. Woodstock: il festival dei festival, signori e signore. Perché sarò pure uno scrittore di romanzi storici ma, diavolo, adoro fare baldoria!

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